26 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Ottobre 2021 alle 09:51:00

Cronaca

Laf, al via le verifiche. Il gigante d’acciaio si risveglia


Riparte l’area a freddo dello stabilimento Ilva, dove gran parte degli impianti è ferma da fine novembre per la crisi di mercato e gli effetti del sequestro delle merci disposto dalla magistratura. Solo una parte, comunque, dei 535 lavoratori rientrerá in fabbrica. Tra questi i cosiddetti ‘manutentori’, specialiasti nel controllo e nella verifica degli impianti prima del loro effettivo riavvio. Entro la fine della settimana, prevedono i sindacati, la situazione dovrebbe normalizzarsi, se non emergeranno criticità. 

 

Tornano in attivitá il tubificio Erw, il laminatoio a freddo ed altri impianti: ci sono commesse di lavoro da soddisfare, che si tramuteranno in contante per l’azienda la cui situazione finanziaria viene ancora giudicata, ad ogni buon conto, poco chiara.

Il presidente Bruno Ferrante ha assicurato, nel corso dell’incontro a Roma con il governo, il pagamento degli stipendi correnti, ma la stessa Ilva continua a far trapelare il suo non avere le risorse necessarie per attuare le prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale i cui costi sono valutati in 3,5 miliardi di euro in tre anni. Proprio per trovare ‘risorse’ (soldi), l’Ilva ha annunciato nei giorni scorsi la disponibilitá a coinvolgere nell’assetto proprietario nuovi partner, da affiancare ai Riva.

 

Cominciano oggi pomeriggio poi le trattative con Fim, Fiom e Uilm sui numeri della nuova cassa integrazione. I vertici aziendali porteranno al tavolo la decisione di proclamare 603 lavoratori in esubero temporaneo: la cifra totale sfiora, complessivamente, le 4.000 unità. Si analizzerà la situazione reparto per reparto, allo scopo di ‘limare’ i numeri che comunque sono lontani da quanto prospettato da Ferrante, le 8.000 unità che avrebbero rappresentato una sorta di anticamera dalla chiusura. Uno scenario che oggi appare radicalmente cambiato, anche se nei fatti poco o nulla è davvero mutato visto che i coils e semilavorati sotto chiave dal 26 novembre, alla cui disponibilità l’Ilva aveva esplicitamente legato la sua sopravvivenza, sono ad oggi ancora sequestrati. Eppure l’azienda pare aver invertito la marcia.

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