Cronaca

Frode comunitaria. Venti indagati e maxi sequestro


Venti indagati e sequestro da 4 milioni di euro per una maxi frode comunitaria.

 

In azione la Guardia di Finanza che, dopo aver scoperto una frode all’Iva comunitaria per oltre 5 milioni di euro, in queste ore sta eseguendo un sequestro preventivo “per equivalente” di conti bancari e postali, beni mobili ed immobili intestati agli indagati e ai loro prestanomi.

 

I militari del Nucleo di polizia tributaria, diretti dal maggiore Giuseppe Micelli, nel corso di complesse indagini nel settore delle frodi comunitarie hanno accertato che tre imprenditori del settore della vendita di macchine, avvalendosi di quattro società risultate essere delle mere “cartiere”, nel periodo che va dal 2005 al 2010 si sono inseriti nei rapporti economici esistenti tra fornitori esteri e numerosi rivenditori di auto italiani fungendo da acquirenti dei primi e da fornitori dei secondi, con l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per un ammontare di circa 28 milioni di euro.

Lo “stratagemma” ha consentito ai rivenditori di auto italiani di detrarre indebitamente l’Iva sugli acquisti, per oltre 5 milioni di euro, e quindi di poter diminuire “artificiosamente” i costi delle macchine e quindi praticare alla clientela prezzi di vendita altamente concorrenziali. L’imposta, ovviamente, rimaneva “perennemente” a debito delle quattro società “cartiere”, di fatto prive di patrimoni, con conseguente impossibilità, per lo Stato, di recupero erariale.

 

Le indagini hanno inoltre consentito di accertare che il sistema fraudolento è proseguito anche dopo l’entrata in vigore dell’obbligo di tracciatura delle auto comunitarie introdotte in Italia, ovvero con le “disposizioni antifrode” previste dalla legge 286/2006.
Le Fiamme Gialle hanno segnalato all’autorità giudiziaria i tre imprenditori e i prestanome e messo sotto chiave i loro conti bancari e postali, beni mobili ed immobili.

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