Cronaca

La sen. Finocchiaro lancia l’allarme: “Se si ferma l’Ilva si blocca tutto”


«Penso che una vicenda così complessa non possa essere gestita con la rigidità dello strumento penale». La senatrice Anna Finocchiaro, capolista al Senato alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio, stamattina ha fatto visita alla redazione di Taranto Buonasera.

 

Nella nostra intervista risponde a tutto campo sulle questioni di natura economica che riguardano il territorio e quindi sul porto di Taranto, non tralasciando uno sguardo al caso Ilva.

 

Senatrice, Taranto è la terza città del Sud, escludendo le isole, per popolazione. Ha il siderurgico più grande d’Europa, una raffineria ed uno dei porti più importanti del Mediterraneo. Com’è stato possibile trascurare una città così strategica per il Paese?
«Qui a Taranto sono una sorta di ospite ma come osservatore esterno ho avuto modo di notare che questa città si è chiusa, fossilizzata, rispetto ai suoi punti di forza. E’ vero c’è il siderurgico, c’è il porto più interessante d’Europa ma è come se fosse stato congelato l’assetto produttivo e culturale dell’intera città. Ecco, vedo Taranto come una città sospesa, che non avanza, non si è guardato ad un avanzamento di un territorio che ha grandissime possibilità ma che è rimasto sostanzialmente fermo».

 

Taranto rispecchia l’assenza, da oltre vent’anni, di una strategia industriale del Paese. Come intende intervenire il suo partito nel caso in cui andasse al Governo?
«Il modello industriale è figlio della ricaduta delle politiche industriali degli anni 60. L’industrializzazione è stata sempre considerata come un passo necessario per lo sviluppo di questo Paese. L’asse attorno al quale si è continuano a costruire il tessuto produttivo ruota tutto attorno all’Ilva. Quindi se l’Ilva si ferma, crolla tutto. Un intero tessuto produttivo si vede staccare l’ossigeno. Il primo passo è quello di approntare una seria politica industriale che vada ad affrontare ogni limite. Ripeto, una città che ruota attorno all’Ilva ed alla raffineria, non appena queste realtà entrano in crisi, si blocca».

Negli ultimi vent’anni ha governato anche il centrosinistra. Come mai non sono mai state intraprese politiche di sviluppo?
«Si è fatto uno sforzo non indifferente per intraprendere, con la programmazione negoziata, un percorso utile a permettere agli Enti locali di fare rete con l’esistente. Ovviamente non può essere considerato come un esperimento di politica industriale ma di sviluppo. La questione della siderurgia italiana andrà discussa in Europa. Un Paese come il nostro non può non avere una grande industria ma questo va guardato in termini globali. Il porto non è più di Taranto ma è uno scalo europeo che tende ad affermare la sua egemonia nel Mediterraneo. La Puglia ha il vantaggio di avere un porto che, ad esempio, la Sicilia non ha. A quanto pare i cinesi iniziano a guardare ai porti africani. Bisogna agire subito».

 

Come si può far “avanzare” questo territorio?
«Bisogna recuperare fiato. Abbiamo il dovere di continuare il lavoro fin qui svolto per ciò che attiene le bonifiche e la riduzione delle emissioni inquinanti».

 

Le ha detto “se si ferma l’Ilva, crolla tutto”. Da ex sostituto procuratore, come sarebbe intervenuta nel “caso Ilva”?
«Penso che una questione così complessa non possa essere gestita con la rigidità dello strumento penale. Uno strumento del tutto inadeguato rispetto alle innumerevoli sfaccettature della vicenda. Quello che mi fa impressione è l’aver constatato che tutti si siano aggrappati alla sovranità della Procura. A mio avviso, lo strumento utile a risolvere la questione va ricercato nella politica. E’ vero, siamo in tremendo ritardo ma si tratta di un ritardo recuperabile».

 

A quindici giorni dal voto Berlusconi è in netta rimonta. Per merito suo o per demerito vostro?
«Lui è abilissimo a fare campagna elettorale ma non è bravo a governare. Ha una capacità di fascinazione che, su un popolo che ha il fiato corto per via della crisi economica, esercita un potere indiscutibile».

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