Cronaca

Martina Franca, gli scatti sui bimbi più poveri del pianeta

Le immagini di Deghati uno dei più famosi fotoreporter del mondo

Manoocher Deghati a Martina Franca
Manoocher Deghati a Martina Franca

MARTINA FRANCA – Immagini che de­scrivono il presente drammatico e preannunciano il destino crudele di bambini e adolescenti delle zone più povere e martoriate del pianeta. La mostra fotografica di uno dei più famosi e pluripremiati reporter viventi, Manoocher Deghati, alle­stita a Palazzo Ducale di Martina documenta in maniera viva e toc­cante le condizioni di vita in Paesi come Sudan, Egitto, Afghanistan, Bangladesh, Zambia, Kenya, Tur­chia, Nicaragua e Iran, il suo Paese dal quale è stato costretto a fuggire per aver raccontato, con le sue foto, verità scomode. Gli scatti cattura­no momenti di vita quotidiana di bambini e ragazzi soprattutto di Paesi africani e asiatici.

Ci sono bambini che imbracciano il fucile, addestrati per poi essere mandati in guerra, bambini che col fango co­struiscono giocattoli e anche questi sono armi, bambini puniti a scuola con le gambe incatenate, bambini costretti a lavorare esibendosi nei locali per turisti, portando le pecore al pascolo o trasportando merci al mercato, ragazzi che dormono per strada mentre il traffico scorre. Si vestono con quello che trovano, anche una giacca da adulto va bene per andare a scuola, così come va bene anche essere costretti a por­tarsi la sedia per frequentare le lezioni. Istanti vissuti col sorriso come documentano le foto scattate durante i tanti viaggi di Deghati a partire dagli anni ’90. Oggi foto­reporter del National Geographic, Deghati è famoso per i suoi re­portage dalle zone di guerra per testate prestigiose come Le Figa­ro, Time, Newsweek, Life Press e come direttore della fotografia per Associated Press e responsabile del settore per venti Paesi del Medio­riente. Vincitore di due edizioni del World Press Photo, 1° nel 1983 e 3° nel 1986, sei volte miglior foto del mese per AFP, premio Fuji Price e Georges Benderheim, ha pagato a caro prezzo il suo coraggio; è stato arrestato e picchiato diverse volte.

Oggi vive con la sua famiglia in Valle d’Itria, fra Martina e Cister­nino nella sua campagna di trulli e vigne. Un posto scoperto per caso ma scelto non per caso, come ha spiegato: “Venivo di tanto in tanto in Valle d’Itria per riposarmi. L’ho scoperta diversi anni fa quando sono arrivato in Italia per ragioni di studio. Dopo aver terminato la scuola in Iran, ho deciso di frequen­tare la Scuola del cinema a Roma. Poi sono tornato in Iran durante la rivoluzione come fotoreporter ma non ho mai interrotto il mio lega­me con l’Italia. Attraverso alcuni amici abruzzesi e pugliesi ho co­nosciuto la bellezza di un trullo e 12 anni fa ho deciso di comprarne uno. Dal 2011 al 2014 sono stato in Egitto dove la situazione per i gior­nalisti è diventata molto difficile. Così con mia figlia e mia moglie abbiamo deciso di andare via. La Associated Press voleva mandarmi a Parigi o a Tokyo ma con la mia famiglia abbiamo scelto Martina”. Dalla collaborazione con la scuo­la media “Grassi” sono nati alcuni progetti fra cui la mostra a Palaz­zo Ducale (patrocinata dall’Am­ministrazione comunale), visitata e apprezzata come si può leggere sul libro degli ospiti. Gli aggettivi più ricorrenti sono “interessante”, “educativa” ”toccante” e la con­siderazione più frequente ”come sono fortunati i nostri ragazzi”. “E’ proprio questo l’obiettivo delle mie foto, far vedere ai ragazzi in Italia e in Occidente come sono fortunati, perché – sottolinea Deghati – com­prendano il valore della cultura, della democrazia e della pace”. La mostra resterà aperta fino a sabato 31 agosto alle ore 20.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche