27 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Ottobre 2021 alle 17:59:00

Cronaca

E’ il momento di dare più autonomia ai poli universitari


«Il momento della campagna elettorale non dovrebbe essere il tempo delle promesse ma un momento in cui le persone ti giudicano per quello che hai fatto. Mi dispiace dirlo ma in questo Paese sembra esserci troppa gente con la memoria corta». Corrado Petrocelli, Rettore dell’Università degli Studi di Bari, candidato al Senato per il Partito democratico, alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio, nel corso di una nostra intervista, risponde sulle tematiche relative all’università e all’economia, non tralasciando di dare un suo giudizio sul “caso Ilva”.

 

Perchè ha scelto il Pd?
«Innanzitutto per la mia storia personale che affonda le radici negli anni lontani. Ho scelto il Pd perchè il Paese è lacerato da profonde divisioni che rendono difficile la vita di giovani, anziani, lavoratori a tempo determinato e lavoratori flessibili, che sarebbe più corretto chiamare precari. Ho scelto il Pd perchè è un grande contenitore di idee, in cui possono coesistere tante voci differenti. Infine, ho scelto il Pd perchè bisogna porre fine alle tante diseguaglianze che hanno messo nelle mani di pochi, non solo le ricchezze ma anche la conoscenza».

 

A proposito di “conoscenza”. E’ ancora possibile pensare di rendere autonoma l’università tarantina?
«Da tempo non si parla più di università autonoma. Piuttosto è il momento di dare più autonomia ai poli universitari in una realtà federata, sul modello di Bologna. In futuro non è detto che tutte le università riescano a sopravvivere. Non è vero che noi abbiamo più università. Al nord c’è un’alta concentrazione di facoltà. Non sono contro la mobilità, piuttosto bisogna dare agli studenti la possibilità di poter andare via ma anche di tornare».

Oltre agli esodati del lavoro, in queste ultime sono spuntati anche gli esodati delle università, ovvero gli studenti che sono idonei per ricevere una borsa di studio ma non ci sono fondi per pagarli.
«Si tratta di una situazione indecorosa. I nostri studenti hanno sempre avuto risorse che non coprivano tutti gli idonei nonostante la Regione, di recente, abbia inserito, di suo, una somma rilevante. Ci vogliono più risorse per il diritto allo studio. C’è da dire che gli idonei non pagano le tasse ma l’università deve erogare i servizi anche per loro. L’anno scorso ne abbiamo avuti più di 7.500. Il Ministero dovrebbe tener conto anche di questo, nel momento in cui si stanziano i fondi».

 

Quali potrebbero essere i provvedimenti utili a risollevare le sorti della nostra regione?
«Innanzitutto bisognerebbe mettere la Puglia, e più in generale le regioni meridionali, nelle condizioni di poter godere dei fondi dell’Unione Europea. Poi bisognerebbe iniziare a guardare ai punti di forza: ai terreni dell’agroalimentare, all’ambiente e quindi alla green economy. Anche l’università, in questo caso, può essere un volano di sviluppo, ma bisogna valorizzare le eccellenze».

 

Che idea si è fatto delle vicende che stanno tenendo con il fiato sospeso lavoratori e ambientalisti riguardo all’Ilva?
«Per troppo tempo si è scelto di guardare da un’altra parte. Una via di uscita può essere la produzione in maniera ecocompatibile. Chi ha guadagnato, in tutto questo tempo, deve lavorare per mettersi a norma».

 

Si aspettava una campagna elettorale in cui a farla da padrona sono gli annunci e le promesse piuttosto che i programmi?
«Il momento della campagna elettorale non dovrebbe essere il tempo delle promesse ma il momento in cui le persone ti giudicano per quello che hai fatto. Mi dispiace dirlo ma in questo Paese sembra esserci troppa gente con la memoria corta. Soprattutto la gente del Sud dovrebbe riflettere su quanto è stato fatto, con i tagli lineari, e decidere di conseguenza».

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