26 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Gennaio 2021 alle 15:19:23

Cronaca

“Taranto non è solo Ilva. E’ il momento della solidarietà”, il monito di mons. Santoro:


Il rapporto tra lavoro e ambiente e tra fede e pietà popolare a Taranto. Sono questi alcuni dei temi toccati da Mons. Filippo Santoro nel suo messaggio diocesano sulla Quaresima 2013.

 

Monsignor Santoro, in particolare, chiede alla politica più rispetto per i tarantini e per la loro salute.

 

«Lavoriamo intensamente – scrive mons. Santoro – per una stagione diversa per la nostra Taranto, che non è solo industria pesante, ma storia e cultura. Taranto è la sua provincia, nella sua tradizione agricola. Taranto è il suo mare. Taranto è la sua Città Vecchia, con la quale bisogna riconciliarsi per riqualificarla: oggi sembra l’immagine di una comunità che non ha cura delle sue radici e che quindi non è capace di occuparsi del suo futuro. Mentre riconosciamo i nostri limiti, manifestiamo tutta la nostra disapprovazione per l’immagine veicolata da diversi mass media, di Taranto come una città depressa e inesorabilmente avviata alla decadenza. Nella nostra gente ci sono le energie e le capacità per rinascere e per ricostruire un ambiente di vita degno in questo angolo del creato di grande bellezza».

 

«Ora che Taranto vive la sua prova – aggiunge il presule – è il momento della profezia, della solidarietà e della costruzione comune».

 

Ma non c’è solo la cronaca cittadina nelle parole del Pastore della chiesa tarantina. C’è un richiamo forte alla spiritualità anche in occasione delle manifestazioni della pietà popolare. «In Quaresima – afferma mons. Santoro – raccomando il rispetto e la conservazione di tutti quelli che sono i riti legati alla celebrazione della Passione del Signore e della sua Resurrezione. Essi sono un patrimonio prezioso da custodire, salvaguardandone innanzitutto il valore spirituale perché ogni forma di religiosità con dignità e compostezza, non rasenti mai ostentazione o mero folclore, ma trasmetta la fede viva delle nostre comunità».

 

«Vorrei che in questo anno particolare – scrive – anche le nostre confraternite, che custodiscono i riti della Settimana Santa in tutta la diocesi, si impegnassero con semplicità e con vero spirito cristiano nel ricercare forme sempre più evangeliche di riproposizione delle nostre tradizioni, allontanando con coraggio tutto ciò che potrebbe offuscare il bello e il vero che celebriamo. Penso, ad esempio, alle prassi consolidate dell’aggiudicazione dei simboli delle processioni, che spesso creano qualche smarrimento sia nei credenti che nei non credenti. Propongo che anche su queste consuetudini, si dia inizio ad una riflessione per cercare insieme nuove forme che potrebbero divenire, gradualmente, segno più chiaro della carità della Chiesa a vantaggio dei poveri. Se è vero come è vero che tanti nel mondo guardano a Taranto durante la Settimana Santa, quale occasione migliore per raccontare una Taranto diversa? Una città che trae dal tesoro della sua fede e della sua tradizione il bene della solidarietà».

 

«Dio non ci chiederà conto delle belle processioni che abbiamo organizzato – sottolinea con forza mons. Filippo Santoro -, che pure sono necessarie. Invece ci chiederà conto dei fratelli che non abbiamo amato abbastanza».

 

«In questo Anno della fede, evento centrale, come annunciato nei contesti diocesani – aggiunge -, sarà la Settimana del Crocifisso che va dal 18 al 22 marzo; dal lunedì al giovedì tutte le vicarie dell’arcidiocesi saranno pellegrine in Cattedrale per l’ostensione del Crocifisso miracoloso, custodito dai carmelitani nella chiesa di San Giovanni di Dio nel borgo, ed esposto alla venerazione solo in casi straordinari. Venerdì 22 marzo, detto Venerdì di Passione perché precede la domenica delle Palme, tutta la comunità diocesana è invitata a partecipare alla grande processione per le vie di Taranto. Ci salva solo la croce di Cristo. È da lì che dobbiamo ripartire, dalla contemplazione dell’amore di Dio, un amore folle, ma possibile. Un amore che trasfigura la vita degli uomini e che sana le nostre ferite. Sono sicuro che i più di voi accoglieranno l’invito a partecipare a questo evento straordinario».

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