Il futuro del siderurgico

​Ilva, i “sì” a valanga. Porte aperte​ a Mittal

Il 94% dei lavoratori tarantini ha approvato l’accordo

Cronaca
Taranto sabato 15 settembre 2018
di La Redazione
Gli operai Ilva
Gli operai Ilva © Tbs

Con i 6.452 di voti favorevoli, il referendum dei lavoratori dell’Ilva in Amministrazione Straordinaria di Taranto, ha confermato il “si” all’ipotesi di accordo sottoscritto al Mise il 6 settembre, tra sindacati, Am Investco, Governo e Commissari straordinari, sulla cessione dell’Ilva.

Su 10.805 aventi diritto al voto, 6.866 lavoratori, dopo aver partecipato alle assemblee, si sono recati al seggio per esprimere la propria preferenza. 6.452 i “favorevoli” (94,00%) e 392 “contrari” (5,7%), le schede nulle 10 (0,14%), mente le bianche 12 (0,16%). Con il 94% dei voti a favore – spiegano Fim, Fiom, Uilm e Usb – i lavoratori hanno accettato l’ipotesi di accordo per la cessione degli Asset di Ilva del gruppo che, nell’immediato prevede 10.700 assunzioni, con l’impegno di occupare tutti entro il termine del piano industriale mantenendo di fatto le tutele e i diritti individuali. Quanto emerso in questi giorni, durante il dibattito nelle assemblee con i lavoratori e subito dopo il risultato referendario, deve rappresentare un punto di partenza importante per il rilancio ambientale, occupazionale e produttivo di questo territorio.

“Ringraziamo pertanto tutti i lavoratori che hanno condiviso questo momento importante di partecipazione e democrazia, emersa nelle assemblee, in cui è stato condiviso un faticoso percorso che ha permesso questo significativo risultato. Lavoreremo affinché si passi nell’immediato dalle parole ai fatti, a partire dalla piena applicazione di quanto concordato e sottoscritto in sede ministeriale e aprire da subito un tavolo istituzionale sul futuro occupazionale dei lavoratori degli appalti” si legge in una nota di Fim, Fiom, Uilm e Usb.

“Salire sul carro dei vincitori senza aver combattuto le battaglie, spesso è più facile, ma sicuramente è meno gratificate. Dopo l’atto conclusivo della lunga vertenza Ilva, che ha visto i lavoratori metalmeccanici dei vari stabilimenti del gruppo votare -attraverso il referendum - favorevolmente all’accordo siglato al Mise il 6 settembre scorso, il ministro Di Maio si appropria indebitamente di un risultato che non gli appartiene affatto. Di Maio è stato ambiguo protagonista di questa vertenza soltanto negli ultimi tre mesi” è il commento di Valerio D’Alò (Fim Taranto). Il ministro esprime soddisfazione in toni trionfalistici per il risultato raggiunto, senza proferire alcuna parola verso i tanti lavoratori, che da ormai otto anni pagano il prezzo più alto di questa vertenza. Nessuna parola per chi la vertenza la vive dal principio: quei sindacati dimenticati dal vice premier che hanno siglato l’ipotesi di accordo, apportando ogni correttivo possibile, al termine di un’estenuante no-stop lunga 26 ore.

Certamente da Di Maio non ci saremmo mai aspettati parole di elogio nei nostri confronti, ma nemmeno farneticazioni sui meriti. Quei meriti che i lavoratori ci riconoscono e ci hanno attribuito durante le tante assemblee tenute a Taranto in questi ultimi quattro giorni”.

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