L'intervento

​Le associazioni tarantine attaccano il Ministro Di Maio

​Lettera firmata da Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, FlmUniti Cub, Giustizia per Taranto, Legamjonici, Tamburi Combattenti, Taranto Respira, Movimento TuttaMiaLaCittà Taranto

Cronaca
Taranto domenica 16 settembre 2018
di La Redazione
Luigi Di Maio
Luigi Di Maio © n.c.

«Ministro Di Maio, la questione Ilva era e resta una questione politica, benché Lei l’abbia volutamente condotta su un piano prettamente giuridico e tecnico». È quanto si legge in una lettera al ministro, firmata da Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, FlmUniti Cub, Giustizia per Taranto, Legamjonici, Tamburi Combattenti, Taranto Respira, Movimento TuttaMiaLaCittà Taranto.

«Tutti i governi precedenti erano mossi dalla chiara volontà di salvaguardare la produzione, il profitto e la finanza ed in nome di questi hanno prodotto una legiferazione straordinaria imponente, a discapito di abitanti e territorio, entrambi devastati dall’azione politica e industriale. Ministro Di Maio, il suo Governo non ha rivisto neppure uno dei provvedimenti con cui i suoi predecessori hanno vessato la nostra comunità e la nostra terra in modo tanto abominevole. Non uno che fosse uno. Chi può mai credere poi che lo Stato non possa essere nella condizione di annullare una gara o trovare un modo per boicottarla? Lei ha mentito a Taranto sul contratto ed anche riguardo alle migliorìe che dice di aver ottenuto sull’ambiente e sul lavoro e sta continuando a farlo». Le associazioni scrivono a Di Maio che «non essere a conoscenza del contratto prima delle elezioni che, non è una scusante, ma un’aggravante, rispetto all’altissima responsabilità di una candidatura politica ed alle promesse fatte senza tentennamenti riguardo alla chiusura del siderurgico.

Lei, Ministro, ha sostenuto che se il contratto non fosse stato già chiuso avrebbe previsto la riconversione della sola area a caldo della fabbrica e non di tutte le fonti inquinanti come riportato nel contratto di Governo. Non ha previsto nessun piano per rimuovere l’enorme quantità di amianto ancora presente nel sito Ilva di Taranto. Ha lasciato che le discariche di rifiuti speciali di Ilva rimanessero a carico dello Stato. Del Piano per la riconversione economica e sociale di Taranto ha parlato solo in campagna elettorale e lo fa ora per rabbonire i tarantini, quando invece poteva essere un’occasione per ridare fiducia nel cambiamento piuttosto che nel salvataggio della fabbrica».

Lascia il tuo commento
commenti