Il caso

​Ricciardi, la versione della Soprintendenza​

​Parla Maria Piccarreta: non è nostra competenza​

Cronaca
Taranto mercoledì 10 ottobre 2018
di La Redazione
La Soprintendente Maria Piccarreta​
La Soprintendente Maria Piccarreta​ © Tbs

Collezione Ricciardi: interviene la Soprintendenza. «Si vuole subito chiarire» dice la Soprintendente, Maria Piccarreta «che la competenza relativa alla questione è assolutamente esclusiva del Museo che detiene le opere; eventualmente degli Uffici centrali del Ministero, qualora la questione ruotasse intorno all’effettiva proprietà, allo stato attuale, della cosiddetta collezione Ricciardi».

«Il ricorso al Tar - continua Piccarreta - promosso dalla Diocesi neretina al fine di ottenere la restituzione della collezione è stato notificato nel 2017 anche alla Soprintendenza che è stata così coinvolta senza averne responsabilità alcuna. Pertanto, la Soprintendenza ha rigettato il rilievo del silenzio, avendo peraltro già inviato nell’ottobre del 2016 a tutte le parti coinvolte una corposa relazione al riguardo con allegato quanto conservato agli atti in archivio. L’invio di tale documentazione avrebbe garantito a chi di competenza gli elementi utili per la risposta che nel frattempo si sarebbe dovuta dare in sede giurisdizionale sia nel ricorso che, a questo punto, in appello. Si fa altresì presente che prima della suddetta data non è stata mai sollevata alcuna questione relativa alla proprietà della collezione Ricciardi. Il D.M. n. 44 del 23 gennaio 2016 specifica le competenze delle Soprintendenze uniche e il DCPM del 23 dicembre 2014 n. 171 definisce le competenze dei Musei; le responsabilità di questi ultimi sono concentrate esclusivamente sul patrimonio delle collezioni conservate nelle sale e nei depositi, nei confronti del quale esercitano anche la tutela. Alcun ruolo, riguardo alla conservazione e alla tutela del patrimonio conservato all’interno dei Musei, viene considerato a carico delle Soprintendenze».

«Si ribadisce, continua ancora la soprintendente Piccarreta, pertanto, che già alla data della nota summenzionata del 2017, con la quale alla Soprintendenza e agli Uffici centrali del Ministero veniva contestato il silenzio, la Soprintendenza non aveva alcuna responsabilità in quanto le proprie competenze erano limitate alla conservazione di tutti gli atti di una gestione secolare della collezione; dell’apposita realizzazione dell’interpiano del museo per garantirne la sua pubblica fruizione; dei restauri di numerosi quadri realizzati con finanziamenti del fervente mondo associativo della città di Taranto. Una storia, per l’appunto, lunga più di un secolo che ha visto il diretto coinvolgimento di tutti gli Uffici territoriali del Ministero allora presenti per le diverse competenze, ovvero la Soprintendenza Archeologica della Puglia, che aveva in uso governativo l’edificio e gestiva il Museo; la Soprintendenza al Patrimonio storico artistico della Puglia, competente sulla tutela delle opere della collezione; la Soprintendenza ai Beni Architettonici e al Paesaggio, che progettò e diresse i lavori dell’interpiano nonché dell’allestimento. Una storia passata che, come è noto a tutti ormai da tempo, si è conclusa con l’istituzione dell’Istituto autonomo del Museo Archeologico Nazionale di Taranto»

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