La lettera aperta

Quella nave da salvare

L'intervento di Carmine De Gregorio di Nobilissima Taranto

Cronaca
Taranto mercoledì 10 ottobre 2018
di La Redazione
La nave lapidaria romana del II sec. d.C
La nave lapidaria romana del II sec. d.C © Tbs

Una lettera aperta al sindaco di Taranto Melucci, al vice Tilgher ed all’assessore alla Cultura Marti. A scriverla il presidente di Nobilissima Taranto, Carmine De Gregorio.

«Correvano gli anni 1967-68 allorquando nelle acque di Torre Sgarrata o Torre Zozzoli, in provincia di Taranto una missione archeologica guidata dall’archeologo Peter Trockmorton, per conto del Museo dell’Università di Pennsylvania (USA), scavò e recuperò il relitto di una nave lapidaria romana di II sec. d.C. La nave era carica di 23 grandi blocchi di marmo e 18 sarcofagi recuperati e depositati presso il castello aragonese di Taranto e poi trasferiti nell’area dell’ospedale militare, tranne due che furono lasciati comwe segnacolo sui fondali a 15 m. circa di profondità.

I marmi provenivano secondo recenti studi dall’isola greca di Thasos nell’Egeo del nord. Insieme ai marmi furono recuperate diverse parti dello scafo ligneo, attrezzature di bordo, chiodi dello scafo, anfore ed altra ceramica forse della cambusa della nave. Tutto questo fu portato al castello aragonese negli ambienti al di sotto della galleria comunale e la stessa spedizione americana ne iniziò un primo restauro, allora pionieristico. Poi passarono gli anni e tra dimenticanze, difficoltà economiche e problemi burocratici, dopo una quarantina di anni, la Soprintendenza Archeologica di Puglia trasferì alcuni reperti in un suo laboratorio di archeologia sito a Nardò, ma molto è rimasto a Taranto, sempre nei locali al di sotto della galleria comunale, sconosciuto ai più e di non facile accessibilità.

Nel 1968 sulla nave Archanghelos con Peter Trockmorton e gli altri membri della spedizione (americani, inglesi e neozelandesi) c’era un giovane ricercatore, Mario Lazzarini, grande personaggio della cultura tarantina, docente al liceo Quinto Ennio ed oggi referente storico della nostra associazione culturale Nobilissima Taranto. Mario Lazzarini è l’unico testimone italiano sopravvissuto di quella entusiasmante esperienza che ebbe una importante eco nel mondo scientifico dell’epoca. Ho saputo che nei giorni scorsi la Soprintendente arch. Maria Piccarreta è venuta a Taranto a visionare i reperti ed avrebbe manifestato la decisione di portarseli a Nardò. Noi non possiamo tollerare tutto ciò.

Sono stati abbandonati per tanti anni ed ora, anzichè pensare a valorizzarli in situ si vogliono portare via un altro pezzo della nostra memoria e del nostro patrimonio storico. Nel denunciare tutto questo chiediamo all’amministrazione comunale Melucci non solo di intervenire e bloccare il perpetrarsi di quest’altro scippo, ultimo di una lunga catena,ma di pensare a programmare un intervento che punti a valorizzare i resti in situ e renderli fruibili».

Lascia il tuo commento
commenti
I commenti degli utenti
  • Angelo Basile ha scritto il 10 ottobre 2018 alle 22:38 :

    Se vogliono qualcosa di Taranto che prendano L'ILVA!! Rispondi a Angelo Basile