10 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Maggio 2021 alle 22:30:25

Cronaca

Poveri per il fisco ma con la passione per il casinò: maxi sequestro


Militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Taranto, a conclusione di una complessa verifica fiscale condotta nel mese di maggio 2012 nei confronti di una società di Laterza, attiva nel settore della ristorazione, hanno accertato che la medesima società, negli anni d’imposta dal 2006 al 2009, ha omesso di dichiarare al fisco una maggiore base imponibile per circa 3,5 milioni di euro e di versare imposte per oltre 1 milione di euro.

 

In particolare, le fiamme gialle hanno accertato che gli incassi della società venivano occultati al fisco facendoli transitare nei conti correnti privati dei soci, permettendo, tra l’altro, ad alcuni di essi, di condurre un tenore di vita assolutamente sproporzionato ai redditi ufficialmente dichiarati, dimostrato dall’acquisto di autovetture di lusso, abiti firmati, gioielli, viaggi e frequentazioni di casinò.

Dalle indagini bancarie e dal contestuale riscontro nella contabilità della società, per gli anni presi a base della verifica, veniva individuata un’ulteriore condotta gestionale fraudolenta posta in essere dall’amministratore della società stessa, attraverso una falsa rappresentazione di fatti aziendali nelle scritture contabili, idonea ad ostacolarne l’accertamento.

 

Le indagini hanno pertanto evidenziato l’assoluta inattendibilità della contabilità della società, che non teneva conto di una parte cospicua dei ricavi “in nero” dell’attività economica esercitata. Infatti, i ricavi sono stati celati mediante l’utilizzo “parallelo” di conti correnti e libretti di deposito “personali” intestati all’amministratore, ai suoi familiari e ai soci, creando così un impianto contabile artefatto e non corrispondente al vero.

 

Nei confronti dell’amministratore e dei soci sono state contestate violazioni penali di cui agli articoli 3 (dichiarazione fraudolenta) e 4 (dichiarazione infedele) del d.lgs. 74/2000.

 

Per questi reati la norma consente l’applicazione dell’istituto del sequestro preventivo funzionale alla successiva confisca di beni per un valore pari al profitto del reato. E stamattina i militari del nucleo di polizia tributaria hanno eseguito, su disposizione del gip, un decreto di sequestro preventivo per equivalente – ex art. 321 del c.p.p. – riguardante conti correnti bancari ed appartamenti di proprieta’ dell’amministratore e dei soci per un valore di oltre un milione di euro, corrispondente alle imposte evase.

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