Il fatto

​Sgominata banda dedita ai furti d’auto​, tutti i nomi degli arrestati

Il blitz "500 Cash" della Squadra Mobile

Cronaca
Taranto mercoledì 31 ottobre 2018
di La Redazione
Blitz 500 Cash
Blitz 500 Cash © Tbs

Sgominata una organizzazione dedita nel riciclaggio delle auto rubate e al “cavallo di ritorno”.

Dieci gli arresti eseguiti dai poliziotti della Squadra Mobile, all’alba di oggi, nel blitz “500 Cash”. In carcere sono finiti Franceso D’Angela 32 anni; Cataldo Laneve, 49; Vincenzo Martinelli, 35; Mirko Schiavone, 29. Agli arresti domiciliari Vito Calella, 35 anni; Emanuele, Capuano, 37; Danilo Cossu, 28; Cipriano Florio, 32; Graziano, Laneve, 42; Damiano Mastropietro, 36. I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal gip Benedetto Ruberto su richiesta del pm Lanfranco Marazia. Grazie alle indagini avviate nel febbraio scorso è stata messa ko una organizzazione specializzata nei furti di autovetture di ultima generazione (Fiat 500, Fiat Panda, Lancia Y e Land Rover “Evoque”), ricettazione ed estorsione nei confronti dei legittimi proprietari (c.d. “cavallo di ritorno”).

Un’associazione che poteva vantare la disponibilità di mezzi e infrastrutture (di arnesi ed attrezzi per scassinare le autovetture o per la “cannibalizzazione”; di centraline elettroniche; di locali “sicuri”, anche fuori provincia, in cui custodire i materiali necessari a compiere i furti oppure in cui parcheggiare provvisoriamente i veicoli rubati), di figure professionali di comprovata esperienza (meccanici e carrozzieri). Un’associazione in grado di porre in essere con sistematicità numerose operazioni , al punto da indurre uno degli indagati a sostenere “… taglia le macchine e le portiamo...ogni giorno ne porto una!”. Accanto alla figura dei capi, persone dall’elevata caratura criminale, che decidevano le operazioni da compiere, tenendo le fila delle trattative con le vittime delle estorsioni nonché i rapporti con le figure professionali che cooperavano per il riciclaggio delle vetture rubate, e talvolta chiamati pure ad appianare piccoli contrasti insorti tra i vari membri in ordine alla spartizione dei profitti, si ponevano altri complici (fra cui anche una donna, non destinataria di misura) che collaboravano nei furti e nella gestione dei “cavalli di ritorno”, ed il cui contributo era tuttavia indispensabile in vista della realizzazione dei vari colpi pianificati dai vertici.

In tutto le persone indagate sono 22. Intercettazioni, servizi di appostamento e pedinamento, perquisizioni e sequestri. Le conversazioni risultavano ovviamente connotate da un’elevata allusività, ricorrendo gli indagati alla loro “codificazione” o “criptazione”, adoperando espressioni simboliche, come ad esempio il termine «ragazze» per indicare le vetture rubate o «vendita» per alludere all’operazione del “cavallo di ritorno”. A proposito di quest’ultimo aspetto dell’indagine, in alcuni casi le vittime denunciavano il furto della propria autovettura, per poi, a distanza di qualche giorno segnalarne l’avvenuto “rinvenimento” sulla via pubblica. Circostanza che ha destato ovviamente sospetto.

Le indagini hanno in effetti consentito di appurare in più casi che l’auto di cui veniva denunciato il furto si trovava nella disponibilità degli indagati – i quali provvedevano poi a spostarla e collocarla nel luogo ove poi il proprietario la ritrovava –, e che le persone offese si mettevano in contatto (il più delle volte tramite parenti o persone amiche) con gli stessi indagati; il che ha dato prova di come la vettura venisse fatta ritrovare a fronte del pagamento di un riscatto. Da segnalare come i furti delle auto venissero consumati nel giro di pochi minuti ed anche in pieno giorno. Significativo quanto riferito da una delle vittime, che in data 20 aprile 2018 denunciava il furto della propria autovettura avvenuto pochi istanti prima, praticamente sotto i suoi occhi.

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