IL FATTO

«Triglio, pronti a fare la nostra parte»

In campo anche l’Aqp. La rabbia di Legambiente

Cronaca
Taranto giovedì 08 novembre 2018
di La Redazione
Foto d'archivio
Foto d'archivio © Tbs

«Apprendiamo dalle agenzie di stampa la dolorosa notizia del crollo di un tratto dello storico acquedotto del Triglio, sulla strada provinciale Taranto-Statte, caduto probabilmente a causa del maltempo di questi giorni. L’imponente opera di ingegneria idraulica che ha servito Taranto fino alla II Guerra Mondiale ha un grande valore storico perché risale all’anno 123 a.C., al tempo dei romani». «La gravità dell’accaduto – sottolinea il Presidente di Acquedotto Pugliese, Simeone di Cagno Abbrescia – non ci lascia insensibili. Siamo pronti a mettere in campo le nostre competenze per collaborare con quanti si vorranno adoperare per il recupero e la salvaguardia di un così prezioso patrimonio storico presente sul nostro territorio». Per Acquedotto Pugliese l’acquedotto del Triglio ha un ulteriore riferimento storico e architettonico perché i ponti e le molte opere strutturali, realizzati nel secolo scorso per la costruzione della grande condotta di Aqp, che porta l’acqua dalle Sorgenti di Caposele in Puglia, sono stati edificati con la stessa tecnica adottata dai romani per costruire i loro acquedotti.
«La notizia del crollo lascia sconcertati e amareggiati e dimostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, di come la comunità ionica abbia perso la sua rotta e di come, piano piano, si stia sgretolando la sua identità»: così il consigliere regionale Gianni Liviano. «Quanto accaduto testimonia come i numerosi allarmi lanciati in più occasioni circa la necessità di intervenire con costanti opere di manutenzione siano caduti nel vuoto. Del resto, l’ultimo intervento conservativo risale al 2008, dieci anni fa, quando il Comune di Statte intercettó 500mila euro rinvenienti da risorse regionali».
Per Liviano adesso non è il tempo «di rifugiarsi in sterili polemiche su di chi siano le responsabilità di quanto accaduto. Certo - aggiunge Liviano - chi ha mancato è giusto che sia individuato ma ora occorre far presto e agire prima che la pioggia e l’incuria del tempo possano causare ulteriori crolli di questa imponente opera di ingegneria idraulica di epoca romana che attraversa il territorio di tre comuni (Statte, Crispiano e Taranto) e che si sviluppa anche lungo un asse sotterraneo. Per questo chiedo ai sindaci dei Comuni interessati e alla Soprintendenza di intervenire tempestivamente».
Molto dura la nota di Legambiente: «Di fronte al crollo che ha interessato una parte dell’antico Acquedotto del Triglio non possiamo che provare sgomento nel rileggere quanto il nostro socio, Cataldo Portacci, scriveva nel 2016 in una lettera inviata al Ministro dei Beni Culturali, alla Regione Puglia, alla Soprintendenza Archeologica della Puglia, ai Sindaci di Taranto e Statte, e che Legambiente Taranto rilanciava pubblicamente il 3 maggio dello stesso anno» dichiara Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto «Fin da allora si metteva in risalto il permanere di una drammatica situazione di pericolo riguardante le arcate superstiti e il rischio che una storia, la nostra, si sgretolasse sotto l’incuria del tempo e dei tarantini. Se il nostro appello fosse stato accolto, i resti dell’Acquedotto del Triglio sarebbero stati messi in sicurezza ed il crollo forse evitato. Le prime due proposte, infatti, erano quelle del monitoraggio ed inventario completo delle strutture e degli archi e della messa in sicurezza delle parti precarie ed usurate per evitare altri crolli». Continua Legambiente: «Per molti automobilisti attraversare la via che porta da Taranto al Comune di Statte, l’Antico Acquedotto del Triglio costituisce una presenza paesaggistica residua, immersa in un paesaggio industriale gigantesco. Eppure, quei resti hanno costituito per millenni il privilegio dei tarantini di ottenere risorse idriche preziose prima della costruzione dell’Acquedotto Pugliese. Una storia millenaria che inizia, secondo gli studiosi, nel 123 A.C., con un percorso che immergeva tra gli ulivi 174 archi. L’acqua arrivava nella Piazza Fontana di Taranto, attraversando il Canale di Porta Napoli e del suo antico ponte. L’Antico Acquedotto è stato già oggetto di una benemerita, ma limitata, operazione di restauro di 30 arcate nel 2010, ad opera dell’Amministrazione Comunale con l’intervento diretto dell’(ex) Assessore Prof. Lucio Pierri. L’intervento fu determinato dall’aggravarsi dello stato di conservazione delle arcate dell’acquedotto, interessate da crolli di parte della struttura. La stessa drammatica situazione di pericolo, riguarda oggi le altre arcate superstiti. Una storia che rischia di sgretolarsi sotto l’incuria del tempo e dei tarantini. Nel seguito degli anni le numerose proposte e dichiarazioni di buona volontà sono rimaste promesse ingiallite nel tempo. Voglio ricordare che, durante gli anni ‘70 del secolo scorso, per aprire le strade di accesso alle aree industriali, lungo le arterie stradali, furono distrutti numerosi archi, tra il silenzio e il disinteresse delle componenti istituzionali e culturali della Città di Taranto».

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