10 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Maggio 2021 alle 22:30:25

Cronaca

L’Italia divisa in tre blocchi, il rischio è la tempesta perfetta


Come ampiamente previsto da tutti gli osservatori politici, il Senato rappresenta il vero problema del dopo-elezioni. Alla Camera, infatti, per effetto della legge elettorale che prevede un premio di maggioranza su base nazionale, il quadro è abbastanza chiaro con Pierluigi Bersani che conquista la maggioranza assoluta dei seggi. Ma al Senato, dove il premio di maggioranza è su base regionale, la situazione è di stallo assoluto: maggioranza relativa al centrosinistra, ma nessuna coalizione da sola può governare.

Alla Camera il centrosinistra si è imposto con 124mila voti in piu’ del centrodestra. Al Senato Bersani puo’ contare su 119 seggi. Restano da attribuire 6 senatori all’estero e la maggioranza assoluta è a quota 160 senatori. Per governare sono indispensabili intese: il centrodestra ha 116 senatori, Grillo 54, Monti 18, i senatori a vita sono 4 (Andreotti, Ciampi, Colombo e lo stesso Monti).

Dunque, neanche la ventilata ipotesi di accordo tra Bersani e Monti sarà sufficiente a raggiungere la soglia dei 160 senatori, mentre Grillo fa già sapere di non essere disponibile ad alcun tipo di inciucio.

E ora? E’ questa la domanda che riecheggia nei palazzi della politica italiana. Dove si troveranno i voti mancanti per avere un governo? E ancora, anche trovando una ventina di senatori disposti a fare il salto della quaglia, in modo da raggiungere il numero fatidico di 160 senatori, quanto potrà durare un governo con un vantaggio così esiguo?

Domande che faranno trascorrere più di una notte insonne ai vertici dei partiti ammessi in Parlamento. E sì, infatti, il problema è che per uscire dalla situazione di stallo sarebbe necessaria una “grossa coalizione” che metta insieme due dei tre blocchi in cui si è divisa la politica italia. I tre blocchi sono Pd, PdL e Grillo. Ma ipotizzare un accordo tra nemici giurati è solo un esercizio retorico che difficilmente si potrà tradurre in fatti concreti.

Con un pericolo in più: l’impossibilità per il Capo dello Stato di risolvere la situazione attraverso lo scioglimento delle Camere e nuove elezioni. Il noto costituzionalista Michele Anis, infatti, interpellato dall’Ansa chiarisce il problema: «Potremmo trovarci davanti alla tempesta perfetta, il sistema è in blocco e in questo momento potrebbe non esserci un sistema di sblocco. Il presidente della Repubblica, con la nascita della nuova legislatura, in base all’articolo 88 della Costituzione non ha più il potere di sciogliere le Camere. L’articolo 88 della Costituzione prevede che il Presidente non può sciogliere gli ultimi sei mesi del mandato a meno che non coincida ‘in tutto o in parte’ con la fine della legislatura. Ma oggi inizia una nuova legislatura e quindi non può sciogliere”.

Insomma, la partita della governabilità è appena cominciata.

Un’ultima annotazione la merita la composizione del Parlamento con Grillo primo partito italiano e tante esclusioni eccellenti. Restano fuori dal Parlamento Fini, Ingroia, Di Pietro, Giannino, Pannella, Bonino, Storace. Salvo sorprese dagli italiani all’estero non ci saranno parlamentari di Fli, Rivoluzione Civile, Idv, Prc, Pdci, Radicali, La Destra, Forza Nuova, Casa Pound, Ms-Ft, Fare per fermare il declino. Fratelli d’Italia avrà deputati ma non senatori. La lista Crocetta e il Grande Sud avranno un senatore ciascuno. Al di là delle coalizioni, il primo partito alla Camera e’ il Movimento 5 Stelle con il 25,5% dei voti. Seguono Pd 25,4% e Pdl 21,5%.

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