Blitz Passo e Chiudo

Cozze alla diossina, tutti dal Gip

Uno dei due in carcere:« Ho lavorato nella legalità»

Cronaca
Taranto mercoledì 28 novembre 2018
di La Redazione
​Cozze pericolose, scatta il blitz “Passo e chiudo”​: sette arresti
​Cozze pericolose, scatta il blitz “Passo e chiudo”​: sette arresti © Tbs

“Non ho svolto attività illegale. Ho tre impianti ma ho lavorato nel rispetto della legge”.

Damiano Lamanna uno delle due persone finite in carcere nel blitz sulle cozze alla diossina pur avvalendosi della facoltà di non rispondere ha rilasciato dichiarazioni spontaneee nell’interrogatorio tenutosi stamattina dinanzi al gip. Il mitilicoltore è difeso dall’avvocato Fabrizio Lamanna. Ha respinto le accuse anche Cosimo Fago, assistito dall’avvocato Pasquale Blasi.

“Ho lavorato nella legalità “ ha riferito l’uomo al giudice per le indagini preliminari . Argegleo Fago, anch’egli difeso dall’avvocato Blsi si è invece avvalso della facoltà di non rispondere. Stamattina gli interrogatori dei sette arrestati nell’ambito del blitz “Passo e chiudo”, condotto dalla Guardia Costiera per contrastare un gruppo dedito al furto, alla ricettazione e alla successiva commercializzazione di cozze contaminate. In carcere sono finiti Damiano Lamanna e Sandro Mongelli. Agli arresti domiciliari Michele Padovano, Marco Mancini, Cosimo Fago, Arcangelo Fago e Giovanni Marinò.

L’attività investigativa è scattata dopo le denunce presentate da alcuni mitilicoltori, vittime di ingenti furti di prodotti ittici e ha portato alla luce l’esistenza di un vero e proprio “mercato parallelo” di prodotti contaminati chimicamente e biologicamente che, immesso nella filiera tramite la contraffazione della tracciabilità, veniva spacciato come prodotto di alta qualità, ma pericolosissimo per la salute pubblica. I militari hanno accertato l’esistenza di una organizzazione che rubava i mitili da impianti situati nel 1° e 2° seno del Mar Piccolo e li coltivava abusivamente in impianti illegittimi per poi distribuirli ad acquirenti locali che a loro volta li commercializzavano sui banchetti installati nelle vie tarantine ma anche a grandi centri di spedizione, ricavandone ingenti guadagni derivanti dal basso costo di produzione. Il sistema avrebbe consentito al gruppo di aggirare, così, le normative sanitarie in materia che prevedono lunghi ed accurati cicli depurativi dei mitili, nonché le previste movimentazioni del prodotto, finalizzati ad abbattere la contaminazione batterica e i livelli di Pcb e diossine, causando così gravi danni alla pubblica salute.

Alcuni dei componenti si sarebbero occupati di organizzare i furti e la vendita, le operazioni di trattamento, sgranatura dei pergolati di mitili (al fine di perderne la tracciabilità, data dalla colorazione della retina scelta da ogni miticoltore) nonché di consegna del prodotto confezionato in sacchi del peso di 10 chili l’uno.

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