29 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 29 Luglio 2021 alle 22:09:00

Alda Merini
Alda Merini

In questi giorni si è cele­brato il 10° anniversario della scom­parsa di Alda Merini, deceduta l’1 novembre del 2009 a 78 anni. La poetessa milanese per un periodo aveva vissuto anche a Taranto, spo­sata in seconde nozze con Michele Pierri, anche lui poeta. A proposito di questa sua permanenza sulle rive dello Ionio, recentemente il giorna­lista e scrittore Silvano Trevisani ha pubblicato un’opera, la sua terza in ordine di tempo dedicata alla gran­de poetessa: “Alda Merini, tarantina, in viaggio con lei nella Puglia poeti­ca, edito da “Macabor”.

Trevisani, una raccolta di testi­monianze su una delle poetesse italiane più amate. Quanto era im­portante fare chiarezza su Alda Merini “tarantina”?
«Molto, ai tempi in cui curavo la pagina del Corriere del giorno, mi capitava spesso di leggere notizie imprecise sulla vita della Merini e, soprattutto, di biografie che ignora­vano il periodo tarantino della poe­tessa del quale non molti – secondo informazioni che circolavano a quei tempi – era a conoscenza. In quelle “bio”, spesso si concludeva dram­maticamente, con “l’internamento della Merini nel manicomio di Ta­ranto, nel quale trascorre un lungo periodo”. Un qualcosa che, franca­mente, non solo al sottoscritto, pro­vocava fastidio.

Fra le imprecisioni: Taranto non è mai stata sede di un manicomio; lei non è mai stata “internata”, piuttosto – rimasta sola, il marito malato ter­minale… – ha trascorso solo alcuni giorni nell’ospedale SS. Annunziata; qui, fra le altre cose, la Merini aveva trascorso un bel periodo, tanto che mi è sembrato giusto ricostruire quei giorni e ripristinare la verità».

Un libro-raccolta di poesie e con­tributi, ha richiesto un lungo lavo­ro.
«Più di un anno per trecento pagine. È il mio terzo lavoro su Alda Meri­ni. Il primo è stato una ricostruzio­ne documentaria sugli anni taranti­ni di una delle poetesse italiane più amate, revisione della sua biografia compresa, pubblicata in passa­to dall’editore “Manni”; su un altro volume, “Furibonda cresce la not­te”, pubblicai inediti e introduzione. In quest’ultimo volume, invece, ho compiuto una sintesi del suo perio­do tarantino così da inserirla nella storia della poesia pugliese di cui lei ha fatto parte.

Ospite del libro Michele Pierri, suo marito, tarantino anche lui, uno dei più grandi poeti del Novecento; ho pubblicato, inoltre, opere di altri po­eti pugliesi, fra questi i tarantini Co­simo Fornaro, Giovanna Sìcari, un omaggio rivolto alla Merini da par­te dei nostri poeti viventi, fra questi Dino De Mitri.

Non è stato semplice raccordare un progetto così articolato, raccogliere i contributi di studiosi importanti».

Alda Merini, qual è stata l’impres­sione del cronista?
«Ho sempre scritto poesie e il rife­rimento di noi giovani era Giacinto Spagnoletti, grande critico, sco­pritore di Alda Merini, personaggio inarrivabile, per mille motivi.

Per me, Angelo Carrieri, Giulio De Mitri, faceva da tramite lo stesso Pierri, medico senza eguali, antifa­scista, politico impegnato e gran­de poeta. Era a casa di Pierri che incontravo Alda, ogni volta era una scoperta; la prima cosa che faceva: ti sfilava le poesie dalle mani e le leggeva per entrare nel tuo mondo, comprendere chi fossi, cosa scri­vessi, per poi declamarti le ultime cose da lei scritte.

Quando lei e Pierri si sposarono, dal Corriere mandarono una collega per un servizio.

Una cronaca leggera, Alda aveva anche toni festosi; era generosa: ac­quistava qualsiasi cosa per regalarla a persone a lei care; passava interi pomeriggi al ristorante “da Basile”: dopo pranzo amava intrattenersi e parlare di tutto con gli altri clienti del locale, fra una sigaretta e l’altra, lei accanita fumatrice.

Scrisse a un poeta tarantino, Pa­squale Pinto: “Abbiamo molte simi­litudini”, poi “mi piaci, perché sei buono”; era molto attenta a quanto accadeva, amava scrivere recen­sioni su qualsiasi cosa esprimesse arte. Quando il Corriere chiuse – editore introvabile – lei con il marito e altri tre intellettuali firmò un mani­festo a difesa e rilancio del Corriere del giorno.

Questo per far comprendere quanto lei fosse dentro le cose».

“Alda Merini, tarantina, in viaggio con lei nella Puglia poetica”, nella bibliografia della poetessa, que­sto libro dove potrebbe essere collocato?
«Forse nelle creazioni di Alda. Pas­sa in rassegna due momenti poeti­ci molto importanti. Due poesie si­gnificative dedicate a Taranto, per esempio: la prima, quando sognava di venire in città, mentre non riusciva a convincere Michele; l’altra, quan­do ripartì da qui, sapendo che non vi tornerà più. Nel libro, un intervento poetico della figlia maggiore, Ema­nuela, che per la mia presentazio­ne ufficiale ha inviato un messaggio video; una foto della terzogenita di Alda, Barbara, invece, l’ho pubbli­cata su un altro mio volume: in una intervista rilasciata al Corriere della sera su una sua breve permanenza in casa Pierri, Barbara ebbe a dire di essere stata trattata come un re­gina: la cosa non mi meravigliò, Mi­chele era fatto così, un generoso. Credo, inoltre, sia stato importante coinvolgere altri scrittori in questo viaggio con lei nella Puglia poetica».

Uno sforzo. Secondo te, cosa avrebbe detto Alda Merini se avesse visto tutto questo interes­se attorno a sé oggi?
«Si sarebbe commossa, avrebbe in­vitato tutti a cena: amava circondar­si di gente, di poeti anche alle pri­me armi, avrebbe letto i loro scritti e avrebbe dispensato consigli sul come scrivere e approcciarsi a un mondo così affascinante come quel­lo della poesia».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche