Cronaca

Tragedia Ilva, l’anatema dell’Arcivescovo


Il tono resta pacato, anche se fermo. Ma il messaggio è chiarissimo, e non ammette fraintendimenti. “Il mio appello è rivolto all’azienda, ai sindacati, alle istituzioni locali.

Bisogna vigilare, prendere ogni provvedimento necessario per evitare che continuino ad accadere queste tragedie. Abbiamo bisogno della responsabilità di tutti per non perdere la speranza”. Parla mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, che celebra oggi nella parrocchia di Santa Maria del Galeso, nel quartiere Paolo VI, i funerali di Ciro Moccia, l’operaio morto ieri in Ilva prima dell’alba. Fatale un volo da 15 metri, da un ponteggio nel reparto cokerie.

E’ ricoverato in ospedale l’altro lavoratore coinvolto, Antonio Liddi, dipendente della ditta dell’appalto Mr. A salvarlo, il fatto di essere caduto sull’imponente corpo di Moccia, alto e robusto.

“E’ profondo il dolore per la perdita di Ciro” si legge nel messaggio del vescovo, “la mia vicinanza e preghiera va alla moglie, che ho saputo lavorare nella mensa dello stabilimento e ai suoi compagni di lavoro”. Santoro cita chi, prima di Moccia, è caduto sul fronte dell’acciaio. “Sono stato vicino alla famiglia per di Francesco Zaccaria, e prima di lui era toccato a Claudio Marsella, operaio dell’Ilva schiacciato da due locomotori.

Ero stato vicino ai suoi colleghi in sciopero in quei giorni per chiedere più sicurezza. Oggi mi ritrovo a dover commentare ancora una volta un decesso inaudito, una morte sul posto di lavoro, che è il luogo in cui ciascun uomo mantiene la sua famiglia e realizza la sua vocazione. E’ un momento difficile, forse il più difficile questo, per i parenti, gli amici, i colleghi di Ciro, che a 43 anni era nel pieno della sua vita e cominciava a raccogliere i frutti di tante fatiche. Ma il dolore deve lasciar posto alla speranza.

La speranza che la vita non è tutta qui. La morte non è l’ultima parola. Il Signore l’ha salvata venendoci vicino e soffrendo anche lui una morte ingiusta per aprirci il cammino della risurrezione”. “La fede e la solidarietà ci aiutano più che mai in questo difficile momento” è la chiosa dell’arcivescovo. Ma è quell’appello, che non risparmia nessuno, nè Ilva, nè sindacati, nè la politica, il cuore del messaggio: “Bisogna vigilare, prendere ogni provvedimento necessario”, “abbiamo bisogno della responsabilità di tutti”. Il cordoglio, stavolta, non può e non deve bastare.

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