11 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Maggio 2021 alle 21:25:15

Cronaca

Santoro: “Mai più una morte inaudita come questa”


Ha parlato di morte inaudita, di speranza che morti come questa non accadano più e, soprattutto, che si pensi di più al futuro dei giovani perché sia garantita loro la possibilità di vivere, lavorare, realizzarsi con dignità.

Sono alcuni dei passaggi salienti dell’omelia pronunciata ieri dall’Arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, in occasione delle esequie di Ciro Moccia, l’operaio Ilva morto durante il proprio turno di lavoro, svoltesi presso la chiesa di Santa Maria del Galesio nel rione Paolo VI.

Ecco il testo integrale della sua omelia.

«Reverendi sacerdoti, familiari di Ciro, sposa, figlie, madre, famiglia tutta, colleghi e compagni di lavoro, autorità civili e militari. Celebriamo insieme questa Santa Messa per ricevere dal Signore la luce e la forza per affrontare questo momento. Da tempo mi sto adoperando per superare l’immagine della nostra città di Taranto come città triste e decadente, ma. di fronte ad un fatto come questo l’impresa risulta ancora più difficile. Raccogliamo le forze che ci vengono dalla fede perché ci sostengano in questo momento. E ci facciano sperare che fatti come questo non accadano più.

Nel giro di pochi mesi abbiamo assistito a queste tre gravi perdite (Claudio Marsella, Francesco Zaccaria e Ciro Moccia) in cui abbiamo pregato, abbiamo chiesto e oggi ancora una volta chiediamo al Signore che possa terminare questa serie di lutti e che possa con la responsabilità di tutti nascere un cammino ed un giorno di speranza per la città di Taranto, per le famiglie dei lavoratori, per tutta questa regione. Che possano essere presi provvedimenti seri che facciano terminare questa mortalità e che si pensi al futuro dei giovani perché sia garantita loro la possibilità di vivere, di lavorare, di realizzarsi con dignità e con serietà.

Per tutte queste intenzioni noi preghiamo, noi siamo qui uniti. E dal cuore della nostra gente , dal cuore di questa famiglia, della famiglia di Ciro che mi è descritta dai parenti, dagli amici, dai sacerdoti (qui c’è un sacerdote suo cugino) come una famiglia di fede,.dal cuore del nostro popolo, dalla sua fede nasce la volontà di risorgere, di andare avanti, di costruire qualcosa di nuovo. Ma ci vuole proprio la potenza della resurrezione del Signore Gesù, la potenza del suo amore perché la vita possa trionfare di fronte a tanti segnali di morte. Soprattutto in momenti in cui la morte viene in modo prematuro nel cuore della vita, nell’età più matura quando la persona sta costruendo il suo futuro. Perciò in questo momento noi chiediamo e riconosciamo la potenza dell’amore di Cristo che sta insieme a noi che sostiene il nostro cuore fragile, che sostiene la nostra vita e ci da l’esempio di una donazione senza fine.

Mi dicevano i parenti e gli amici che Ciro era una persona di bene, che si donava, , una persona che non sapeva dire di no, che era legato alla sua famiglia ai suoi colleghi e ai suoi amici, al suo lavoro. Una persona che costruiva col suo esempio col suo amore; e con la sua donazione creava un ambiente buono, positivo intorno a sé. Il Signore prende nelle mani la vita di questo nostro amico e la salva. E la Madre di Dio, Santa Maria del Galeso, a cui è dedicata questa Chiesa, lo accoglie e gli offre Gesù, fonte di vita eterna e speranza che non muore. E a voi familiari voglio portare oltre che il mio saluto, la vicinanza della comunità cristiana di cui faceva parte, di cui voi fate parte e che sicuramente non vi abbandona. Con certezza anche la comunità civile vi sta vicino. Tutta la nostra città. Le autorità e noi faremo il possibile perché la speranza continui viva. Di qui si eleva al Signore, ed anche alle autorità, la domanda insistente che fatti come questi non accadano più.. Che le condizioni siano poste perché la vita sia protetta e difesa. E il lavoro degno sia possibile. Questo noi lo chiediamo al Padre e a tutti coloro che hanno delle responsabilità.

Lo chiediamo con fede, con cuore sincero, ma allo stesso tempo con fermezza. Rinnoviamo qui la nostra fede nel Signore Gesù. Cosa ha fatto il Signore? Non è stato a guardare. E’ sceso in mezzo a noi; si è fatto uomo come noi. Si dice che quando la morte giunge improvvisa per una persona, questa vede il volto di Gesù e a Lui si converte. Il Signore lo abbraccia e lo chiama con sé. La resurrezione di Gesù sia la nostra speranza. Chiediamo in questa Santa Messa che Ciro sia accolto tra le braccia del Padre; chiediamo per la sua sposa, per le sue figlie per la sua famiglia la consolazione e la certezza della speranza. Per i suoi colleghi e amici del lavoro, per la nostra città di Taranto chiediamo un tempo di pace, un tempo di serenità, un tempo propizio nel quale la salute, l’ambiente e il lavoro siano rispettati e garantiti. In questo tempo di quaresima il Signore ci viene incontro anche attraverso questi fatti drammatici. Perché lui ci sostiene in ogni istante e non ci abbandona mai. Il Signore vi benedica. Benedica questa famiglia provata. Benedica tutta la nostra città col sostegno del suo amore eterno e con l’abbraccio infinito della sua misericordia. Sia lodato Gesù Cristo».

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