Il caso

​La disfatta dell’arte e la filosofia religiosa di Gio Ponti​

Materassi nei pressi della Concattedrale

Cronaca
Taranto sabato 12 gennaio 2019
di Pierfranco Bruni
Materassi nei pressi della Concattedrale
Materassi nei pressi della Concattedrale © n.c.

Vado spesso a Milano. Vado meno spesso a Parigi. Ho visitato la mostra parigina. Abito le opere di Gio Ponti quotidianamente a Milano. Quello che era stato definito il “Pirellone” era ed è l’idea di un processo artistico spaziale e dai connotati contaminanti.

Ho fatto alcune conferenze su Ponti e abbiamo realizzato diversi Video con la brava giornalista e scrittrice Stefania Romito che vive la Milano di ieri e di oggi. Tutti gli incontri su l’artista materico della spazialità includono necessariamente la “Grazia di Dio” di Taranto. Così considerata nei modelli del sacro artistico delle architetture. A marzo è fissato un incontro a Milano per ricordare il valore artistico di una Cattedrale in terra di Magna Grecia, ovvero Taranto. L’incontro si farà a Milano, dico bene. Successivamente sarà protagonista nelle giornate del Nuovo Rinascimento, ancora a Milano, per celebrare il più straordinario filosofo delle architetture filosofiche. Gio Ponti.

Dalla laicità alla sacralità della metafisica dei luoghi. La Concattedrale di Taranto ha proprio questa caratteristica. La metafisica della arti che diventano modelli contaminati e contaminanti. Ciò che non si riesce a comprendere bene è il fatto che Gio Ponti ha posto insieme, intrecciando, la laicità del pensiero leonardesco rinascimentale con la teologia del rito sacrale non annullando escludendo nessun fattore. Ha usato non l’architettura tradizionale ma la filosofia delle arti come se fosse un arcaico scalpellino. Questa esperienza è stata marcatamente applicata alla ontologia delle arti per dare vita alla “Madre di Dio” di Taranto. È l’unica in tutto il mondo che può essere letta tra materiale rinnovato e pensiero tradizionale. Una innovazione che va oltre il significante dei linguaggi architettonici. Michelangelo aveva attraversato questo viaggio. Taranto che con Gio Ponti è al centro di discussioni di nuove forme di arte avrebbe dovuto comprendere il volto di “Dio”, metaforicamente, per rileggere il dialogo tra religiosità e arte.

Non siamo neppure a questo primo elemento. Taranto tutto brucia per mancanza di vero spessore culturale. Io sono dei pochissimi che può dimostrare ciò. Perché non ci improvvisa esperti o interpreti di una città come Taranto non legata solo alla Magna Grecia. La Concattedrale è anche saggezza di una vera Magna Grecia conosciuta nelle sue appartenenze. La Magna Grecia non nasce Magno Greca e tra le epoche non resta tale perché vive di processi appunto epocali tra le civiltà che diventano espressione di identità. Taranto di quante identità vive? Qui è il nodo di Gordio. Ma ridurre la geografia intorno alla quale vive la Concattedrale in uno stato non solo periferico ma inguardabile significa fare terra bruciata vera alla cultura. Il Fusco che si riapre non è cultura. È manutenzione riadattata di una storica struttura. Punto. Il cartellone teatrale è il già visto.

Dunque. Gio Ponti Carlo Belli, il vero inventore del Convegno della Magna Grecia, Salvatore Quasimodo che ridà grandezza a Leonida di Taranto sono i coprotagonista di una civiltà “nobile” di una Taranto morta. Con le celebrazioni pontiane, Taranto, come con la Mostra degli Ori di Taranto, avrebbe potuto avere il senso vero di una appartenenza alla storia della bellezza. Io ho programmato diverse conferenze nel mondo. La foto con i materassi adiacenti alla “Madre di Dio” sarà mostrata per testimoniare dove e come viene rispettato il senso della bellezza. Può non piacere la Concattedrale? Non si tratra di questo. Gio Ponti a Taranto ha lasciato la grande arte che parte dal mondo ellenico e giunge agli Orienti rinascimentali attraversando le cattedrali post e pre barocche per culminare al moderno nel contemporaneo. Taranto aveva e ha un lascito non solo che non è stato capito ma soprattutto non rispettato. Anche sul piano religioso una parola sarebbe stata utile (sic!).

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