16 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Maggio 2021 alle 15:41:06

Cronaca

I Riti? Sfruttiamoli per il turismo


TARANTO – Gare spostate e novità che già si annunciano per le prossime edizioni dei Riti. Che ne pensano i tarantini impegnati nella cultura? Lo abbiamo chiesto a Cosimo Lardiello, fondatore del Centro Renoir. “I Riti hanno una lunga tradizione ma nulla è stato fatto nel corso degli anni per aggiornarla ai tempi. Va salvaguardata la tradizione, su questo non v’è dubbio. Però non hanno fatto nessun passo verso i tempi”. Quindi, come vede l’iniziativa di mons Santoro? “Secondo me c’è una buona dose di buonsenso. Perché, al di là dei Riti veri e propri, anticipare un evento, una riunione di un consiglio non è che può pregiudicare la storia e la cultura. Bisogna essere elastici.Del resto gli arcivescovi che si susseguiranno porteranno ognuno la propria idea. Se si discutesse di toglierli o annullarli sì che avremmo fatto le barricate; il discorso della data che non è altro che una riunione di confratelli che decidono a chi assegnare le statue, non è importante. L’arcivescovo ha detto solamente di anticipare in altro giorno e lasciare la giornata delle Palme al rito dei festeggiamenti salvaguardando la famiglia. E’ condivisibile”. E, sull’ipotesi che ci possano essere altri cambiamenti per le edizioni future: “i confratelli hanno sempre fatto del bene con il ricavato delle gare. Ci corre l’obbligo di dirlo e di sottolineare l’opera meritoria delle confraternite che hanno sempre fatto del bene, vedi la mensa per i poveri e tanti lavori; la chiesa del Carmine è tenuta molto bene”. I Riti quindi vanno lasciati così come sono o cambierebbe qualcosa? “Nel solco della tradizione, i Riti fanno parte della storia della città, della sua cultura. Per chi ha lavorato tanto come me per l’immagine della città rappresentano un fatto importante. Io ci sono molto legato. Solo va detto che bisognerebbe potenziarli, non si valorizzano a livello nazionale e internazionale come si dovrebbe. Il manifesto non ha mai portato nessuno a Taranto. In passato di iniziative ce ne sono state. Ma poi si è fermato tutto. E’ mancata la volontà. Ricordo le lezioni che facemmo fare a Nicola Caputo o quando, il Giovedì Santo, prima dell’uscita della Madonna il priore dell’Addolorata si fermò con i giornalisti italiani e stranieri nella parrocchia un’ora e mezza per spiegare i Riti. Sono passati sette, otto anni”. Oggi i Riti, cioè, per Lardiello, non vengono sfruttati come dovrebbero. “Questa manifestazione trova le sue origini nell’antichità e va trattata come un prodotto di marketing e invece si è pubblicizzata poco per il turismo. I Riti li hanno voluti pubblicizzare con dei manifesti. Quando si ha una manifestazione, un tesoro come questo, bisogna sfruttarlo al meglio. Noi, prendendo in prestito quanto mi disse il giornalista Puccio Corona, camminiamo sul petrolio e non ce ne accorgiamo. Non ce ne eravamo accorti che avevamo le cozze di Taranto e le abbiamo portate per otto anni in giro per l’Italia. E non ci accorgiamo che i Riti possono portare turisti in città. Noi li avevamo anche fatti i pacchetti, ma quando non c’è interesse delle amministrazioni comunali, delle Apt, è tutto fermo. E’ stato fatto tanto in passato poi ci si è fermati. Anche il lavoro, la pubblicità deve diventare tradizione. C’è poi da dire che la cosa infernale è che durante i Riti attraverso la processione passano centinaia e centinaia di persone. E’ un fatto di cultura. Invece non dovrebbe esserci nessuno accanto ai confratelli. Quando vediamo le telecamere si lascia da parte tutto quanto c’è di spirituale e cristiano e diventa uno spettacolo. Bisogna capire cosa vogliamo farne dei Riti. Uno spettacolo? O vogliamo lavorare per una cosa che emoziona, che prende l’anima. L’arcivescovo vuole riportare il tutto nell’alveo di una tradizione cristiana. Che resta motivo di interesse turistico, ma ci deve essere più sacralità e meno spettacolo”.

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