27 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Ottobre 2021 alle 17:59:00

Cronaca

Il giorno del piano industriale Ilva, non solo cassintegrazione


TARANTO – Doveva essere il giorno della trattativa sulla cassa integrazione straordinaria per 6.500 operai. Sarà invece (anche) il giorno dell’attesissimo piano industriale di Ilva Spa, nel quale il principale gruppo siderurgico italiano metterà nero su bianco presente e futuro del grande stabilimento di Taranto. Alle 16, infatti, prima dell’incontro sindacale sulla cigs ci sarà un vertice per così dire ‘politico’, con l’azienda pronta a calare il jolly, appunto, del business plan.«Da questo si capirà la volontà della proprietà di mantenere il sito a Taranto» spiega Mimmo Panarelli (Fim Cisl) mentre raggiunge la Capitale. Sul doppio tavolo di oggi, ovviamente, peseranno non poco la paralisi politica del post-elezioni e la ormai nota mancanza di risorse per coprire la cassa integrazione. Non solo. A Roma, oggi, c’è anche il presidente della Regione Nichi Vendola, chiamato a fronteggiare oltre al caso Ilva la nuova, imprevista emergenza lavoro che si è abbattuta sulla ‘sua’ regione, l’annunciata chiusura della Bridgestone di Bari con 950 lavoratori che andranno a casa. Sarà inevitabile un altro SoS al governo (?) nazionale, con ulteriori risorse (quali?) da mettere in campo. Interrogativi su interrogativi, in attesa del quesito più importante: cosa deciderà la Corte Costituzionale il 9 aprile, quando dovrà pronunciarsi sulla legittimità costituzionale della legge ‘Salva Ilva’, pilastro della dottrina-Clini sul salvataggio dell’acciaio made in Taranto? I sindacati, da parte loro, proveranno a riportare al centro dell’attenzione la ‘questione operaia’. Dal 3 marzo è partita la prima tranche di cassa integrazione, quella per 4.500 lavoratori. Esuberi temporanei per l’ambientalizzazione imposta dall’Aia, secondo il protocollo. La trattativa va chiusa entro il 20 marzo, per i sindacati il numero è esagerato. Come ben al di sopra della reale necessità è, per le organizzazioni sindacali, la previsione dei 6.500 cassintegrati quando si spegnerà l’altoforno 5. Tra le ipotesi, il ricorso ai contratti di solidarietà al posto della ‘cassa’.
Giovanni Di Meo

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