Il caso

​Ilva, sentenza della Corte Europea per i Diritti dell'Uomo: tutti i commenti​

Melucci: «Ora si può costruire un percorso virtuoso»

Cronaca
Taranto sabato 26 gennaio 2019
di La Redazione
L'ex Ilva​
L'ex Ilva​ © Tbs

«Ora c’è un interlocutore con il quale costruire un percorso virtuoso e il Comune di Taranto con l’aiuto della Regione Puglia e del Governo nazionale non mancherà di vigilare sulle questioni determinanti per la tutela della salute e dell’ambiente». Così il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, commenta la sentenza con la quale la Corte Europea per i diritti dell’uomo ha riconosciuto violazioni alla Convenzione Europea dei Diritti Umani nella tortuosa vicenda Ilva.

A darne notizia è stata l’ambientalista Daniela Spera con gli avvocati Sandro Maggio e Leonardo Laporta. L’iniziativa era stata promossa dalla stessa Spera nel 2013 per conto di 52 cittadini. Nel 2015, si era aggiunto un nuovo ricorso presentato da altri 130 tarantini con prima firmataria l’ex consigliera comunale Lina Ambrogi Melle. La Corte ha accorpato le due istanze. I ricorsi erano stati presentati contro lo Stato ritenuto reponsabile di non aver garantito la tutela dell’ambiente e della salute.

«Da sindaco eletto nel giugno del 2017 - ricorda il primo cittadino - ho chiesto prima al ministro Calenda, ormai a fine mandato, poi al vicepremier e ministro Di Maio di lanciare finalmente un pacchetto di norme o un decreto salva Taranto, dopo i numerosi volti principalmente a preservare l’attività produttiva dello stabilimento siderurgico. Di Maio appena insediato e con in mano la decisione finale sulla definizione della trattativa ha risposto, purtroppo, con un mortificante silenzio. Ciò detto, ora c’è un interlocutore con il quale costruire un percorso virtuoso e il Comune di Taranto con l’aiuto della Regione Puglia e del Governo nazionale non mancherà di vigilare sulle questioni determinanti per la tutela della salute e dell’ambiente. Per le implicazioni delle decisioni assunte a Strasburgo in relazione ai fatti passati, ora non possiamo invece che affidarci alla Magistratura e valutare nel dettaglio le carte».

Mario Turco, senatore M5S. «La pronuncia della Corte di Strasburgo che condanna l’Italia per aver violato alcuni dei principi della Convenzione Europa dei Diritti Umani, in relazione alla vicenda dell’Ilva, dimostra ancora una volta che le azioni intraprese dai governi che hanno, per decreto, voluto la continuità produttiva dell’Ilva non hanno tenuto in debita considerazione i diritti dei cittadini esposti all’inquinamento e quelli dei lavoratori della fabbrica. Alle autorità nazionali viene contestato di non aver adottato tutte le misure necessarie per proteggere efficacemente il diritto al rispetto della vita privata dei cittadini, richiedendo al contempo azioni concrete che siano in discontinuità con il passato. Ritengo che la sentenza della Corte sia di fondamentale importanza e imponga una seria riflessione sul quadro normativo attualmente vigente in Italia. In particolare sulla scarsa rilevanza attribuita, ancora oggi, ai modelli predittivi del rapporto esistente tra inquinamento e salute».

Ylenja Lucaselli, deputato Fratelli d’Italia. «Il pronunciamento della Cedu sull’Ilva conferma l’urgenza di un impegno per la salute dei cittadini di Taranto. Già ai tempi della trattativa con Arcelor Mittal avevamo più volte evidenziato la necessità che non fosse trascurato l’aspetto relativo alla tutela della salute e il rispetto degli oneri ambientali. La Cedu, ora, chiama anche il governo ad un impegno di iniziativa e soprattutto di sinergia a vari livelli istituzionali. L’Esecutivo deve chiarire quali iniziative ha intenzione di mettere in campo. Probabilmente non è sufficiente trincerarsi dietro le rilevazioni dell’Ispra, come fa il ministro dell’Ambiente. I cittadini di Taranto non possono continuare vivere in un incubo che dura da troppo tempo».

Mino Borraccino, assessore regionale. «La decisione, non appare soddisfacente la’ dove non riconosce, pur in presenza di una accertata e dichiarata violazione, alcun danno non patrimoniale o un’ equa soddisfazione nei confronti dei ricorrenti. Il popolo tarantino risulta cosi’ essere vittima per ben due volte». Lina Ambrogi Melle, ex consigliere comunale. «La sentenza positiva ottenuta è il massimo che la Cedu potesse esprimere nelle sue peculiarità, essendo un Organo internazionale ed è anche la più importante in quanto è una sentenza sovranazionale cui l’Italia dovrà necessariamente attenersi in base all’art. 117 della Convenzione. Noi ricorrenti, abbiamo già presentato con lo Studio Saccucci di Roma che ci ha rappresentato a Strasburgo, un altro ricorso interno contro il Dpcm di settembre 2017 con il quale il Governo ha autorizzato il siderurgico di Taranto a continuare la sua produzione anche se non ha ottemperato alle prescrizioni Aia entro i tempi prestabiliti. Il nostro ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, in cui abbiamo sollevato la questione di legittimità costituzionale sulla vergognosa immunità penale ed amministrativa concessa ai gestori del siderurgico, si trova già davanti al Consiglio di Stato ed attendiamo la fissazione della data dell’audizione». Fulvia Gravame e Alessandro Marescotti (Peacelink).

«Per la prima volta un autorevole tribunale internazionale riconosce la responsabilità delle istituzioni italiane nella mancata tutela dei diritti umani. La pronunica della Corte Europea dei Diritti Umani (Cedu) con sede a Strasburgo è un passo fondamentale anche per rimuovere le condotte politicoistituzionali lesive dei diritti dei cittadini, condotte che hanno consentito il perpetuarsi di un evidente inquinamento che ha violato i fondamentali diritti umani, primo fra tutti il diritto alla vita. In tal senso le leggi Salva-Ilva sono state il prodotto eclatante di queste condotte lesive dei diritti fondamentali dei cittadini».

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I commenti degli utenti
  • Caterina Persico ha scritto il 13 febbraio 2019 alle 07:03 :

    Ottimo risultato ma ora cosa si farà? Rispondi a Caterina Persico

  • ettore.nardelli ha scritto il 27 gennaio 2019 alle 14:27 :

    Ai 180 un riconoscimento grato per il loro coraggio. Rispondi a ettore.nardelli

  • DeLuca antonio ha scritto il 26 gennaio 2019 alle 13:20 :

    Finalmente dopo tanti morti e beffe è arrivato il momento ben voluto da tutti Taranto e provincia, fateli chiudere fate un parco giochi li Rispondi a DeLuca antonio