Cronaca

Riti, generazioni a confronto: tra tradizione e idee di innovazione


I Riti della Settimana Santa attraverso le generazioni. Stamattina, all’istituto comprensivo Salvemini di Tramontone, il secondo degli appuntamenti promossi dal Comitato per la qualità della vita nelle scuole. A spiegare ai giovanissimi delle terze elementari il significato delle processioni, gli aneddoti e la loro storia il prof. Antonio Fornaro. E’ intervenuto anche il priore della confraternita dell’Addolorata, Antonio Liuzzi.

Ad introdurre il dibattito la preside Ida Iannelli. Domani toccherà all’istituto De Carolis. 

Una tradizione, quella dei Riti, che attraversa intere generazioni di tarantini. E l’appuntamento di oggi a scuola, come l’intero progetto che porta la Settimana Santa tra i banchi, restituisce proprio la fotografia di questo passaggio. Dai bambini di otto anni – “le prime volte che hanno visto i ‘perdoni’ ci hanno confessato di essersi anche un po’ spaventati per via dei cappucci, ma poi sono loro i primi a spingere i genitori il giovedì e venerdì santo a partecipare alle processioni” – a chi ha imparato a vivere la Settimana Santa prima che di persona nel racconto dei genitori e dei nonni. Fino a chi oggi non è più giovane e che, ottantenne, si emoziona nel parlare di quei Riti che lascerebbe intatti, che sono parte di una storia familiare, oltre che patrimonio della città.

“Il segmento che da anni riserviamo alla tradizione, nell’ambito dell’offerta formativa in orario curricolare” spiega la preside Iannelli “vuole far conoscere la storia e gli usi della città ai bambini delle elementari.

In una zona come questa di Tramontone non sempre le famiglie frequentano i Riti. Sono anni che collaboriamo con il Comitato per la qualità della vita. E dopo aver spiegato loro delle processioni, i bambini sono i primi a spingere i genitori ad accompagnarli ai Riti. Tra i nostri alunni c’è un bambino delle quinta elementare che è confratello dell’Addolorata. Si chiama, non a caso, Cataldo, e un anno ha partecipato alla processione – dove ci sono le ‘pesare’, la coppia di baby confratelli. Prima delle vacanze di Pasqua si “veste” da ‘perdone’ a scuola. Al rientro è bello ascoltare dai bambini le loro impressioni. Al di là dello spirito religioso, che è la base fondamentale dei Riti, crediamo che la tradizione vada trasmessa ai bambini che poi fanno da pungolo ai genitori e che rispondono con entusiamo ad iniziative come questa, cogliendo il lato suggestivo e anche aspetti legati ai dolci tipici”.

Parlando di Settimana Santa, una domanda è d’obbligo. E quando le si chiede il parere sulla decisione del vescovo di anticipare la data delle gare che da duecento anni si tenevano il giorno delle Palme, la preside commenta: “Lo spostamento della data, personalmente, non mi trova contraria anche se si interrompe una tradizione tramandata per tanti anni e alcuni confratelli potrebbero, di sabato, essere impossibilitati a partecipare”. Una questione che “appassiona” intere generazioni e che crea dibattito nelle famiglie. Perché la preside racconta anche di come, a sentire invece sua madre, 84 anni e consorella dall’età di sei anni, la tradizione non si tocca.

“Mi ripete che le tradizioni vanno rispettate e che anche il metodo delle offerte è necessario perchè i confratelli sono troppi. Ricorda di come suo padre e suo fratello vivevano un anno in attesa delle processioni, ci si privava chi delle sigarette, chi di qualcos’altro per mettere da parte la somma per “vestirsi”. Le Palme segnavano l’inizio della Settimana Santa. Era un anno di sacrifici e tutta la famiglia condivideva il momento”. E oggi che si preannunciano novità per le prossime edizioni “per quanto mi riguarda credo che magari qualche regola si potrà anche cambiare ma sarà fondamentale la condivisione e bisognerà trovare il giusto equilibrio tra tradizione e innovazione”.

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