Il fatto

Blitz della polizia: raid a pistolettate per un panino​

Cinque arresti della Mobile tra Talsano e Paolo VI

Cronaca
Taranto sabato 09 febbraio 2019
di La Redazione
Ferito a colpi di pistola il dipendente di una kebbaberia
Ferito a colpi di pistola il dipendente di una kebbaberia © Tbs

Per un panino hanno ferito a colpi di pistola il dipendente di una kebbaberia.

Nella rete della Polizia di Stato i componenti del “branco” che il 16 dicembre scorso hanno compiuto un raid in un locale situato in viale Europa, a Talsano. Il blitz dei poliziotti della Squadra Mobile è l’epilogo di indagini dirette dal pm Enrico Bruschi. Notificati provvedimenti restrittivi firmati dal gip Giuseppe Tommasino a Cataldo Volpe, 40enne già detenuto per altra causa, ad Antonio De Giorgio, anch’egli 40enne, al 34enne Nicola Palmisano, al 41enne Ivan Guglielmi. Agli arresti domicliari è invece finito il 41enne Giacomo Di Palma. Sono tutti ritenut, a vario titolo, indiziati di lesioni personali, porto in luogo pubblico di arma da sparo e danneggiamento (con le aggravanti di aver commesso il fatto con armi, per futili motivi).

All’alba del 16 dicembre alla centrale operativa della Questura fu richiesto l’intervento per una sparatoria avvenuta all’interno di un locale denominato “Kebabberia Group”, Giunti sul posto i poliziotti accertarono che cinque persone dopo aver sfondato la porta di ingresso del locale e danneggiato arredi e suppellettili vari, aggredirono selvaggiamente due dipendenti che si trovavano all’interno, ferendone uno con alcuni colpi d’arma da fuoco. Durante un primo sopralluogo furono rinvenuti tre bossoli e un proiettile inesploso calibro 6.35. Sentite le vittime ed altre persone informate sui fatti, gli investigatori accertarono che la presenza sul posto dei cinque era dipesa dal fatto che il gestore di un altro locale ne aveva richiesto l’intervento per far cessare l’azione di disturbo posta in essere da alcuni avventori molesti.

Secondo l’accusa uno di loro (già gravato da precedenti per omicidio, rapina, porto di armi , violazione di domicilio, furto, spaccio di stupefacenti) considerato nella zona una specie di “giustiziere”, intervenne nottetempo, chiamando a rapporto, nel giro di pochi minuti, gli altri amici, e dopo aver assicurato il proprio intervento presso il locale in questione, decise di compiere il “raid” ai danni dei dipendenti della kebabberia. Ciò per aver ricevuto da parte loro il rifiuto (legittimo e motivato, vista la fase di chiusura del locale) di preparargli un panino. Rifiuto da lui ritenuto, evidentemente, un’onta da eliminare con il ricorso alla violenza. L’indagine si è arricchita di elementi acquisiti già nelle ore immediatamente successive all’incursione attraverso perquisizioni e sequestri (che consentirono di rinvenire, ad esempio, indumenti corrispondenti a quelli descritti dalle vittime) e attraverso l’acquisizione di immagini registrate dal sistema di videosorveglianza del locale dove gli indagati erano intervenuti per “allontanare” gli avventori molesti.

Alcune intercettazioni hanno dato modo di identificare gli autori del raid a colpi di pistola. Era stata rinvenuta anche l’auto (una Opel Zafira) a bordo della quale gli indagati si erano allontanati subito dopo i fatti, che presentava al suo interno tracce di sangue riconducibili all’aggressione consumata qualche ora prima. Le riprese filmate hanno dato modo di rilevare le fasi più significative del raid. Il momento in cui uno degli indagati si dirige verso la kebabberia, per poi uscirne chiedendo l’intervento anche dei suoi amici, il momento in cui il “branco” entra nel locale per compiere l’aggressione ed infine il momento in cui il gruppo esce per raggiungere l’autovettura e fuggire. Un “odioso raid” (così viene definito dal gip) portato a termine da un branco “multicefalo”, che nella convinzione di rimanere impunito ha esercitato (probabilmente) l’ennesima violenza e sopraffazione nei confronti di soggetti più deboli.

Il tempestivo intervento della Polizia di Stato e le indagini coordinate dalla Procura hanno consentito di offrire al gip un quadro indiziario solido e soprattutto di far ritenere all’autorità giudiziaria la pericolosità sociale degli indagati.

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