Cronaca

Ilva, terremoto giudiziario all’orizzonte


Un filone di indagini sui rapporti tra l’Ilva e la Regione Puglia è al vaglio della Guardia di Finanza, che nei giorni scorsi ha ascoltato alcuni politici e dirigenti regionali.
I finanzieri in una informativa acclusa alla documentazione che ha portato all’arresto dell’ex pierre del siderurgico, Girolamo Archinà, scrivono che la Regione Puglia “cercava di ricorrere ad escamotages” per “far guadagnare tempo all’industria nella realizzazione delle strutture di monitoraggio in continuo delle emissioni”. 
Sembrano davvero le prime scosse di un nuovo, violento terremoto che potrebbe ‘colpire’ nel settore dei rapporti tra Gruppo Riva e mondo politico, dopo l’arresto dell’ex assessore provinciale all’Ambiente, Conserva (Pd). 
Stavolta, il ‘bersaglio’ sarebbe ancora più grosso. E il terremoto Taranto potrebbe investire Bari e anche Roma. “L’inchiesta non si ferma”, aveva dichiarato il procuratore Franco Sebastio nel corso della conferenza stampa con la quale aveva illustrato l’operazione Ambiente Venduti. 
Il terremoto Ilva vivrà di altre, forse ancora più forti, scosse. Non di assestamento, ma destinate a sfociare in un altro cataclisma giudiziario. 
Tra i venti indagati che sono il corollario dei sette arresti disposti, in una duplice ordinanza, dai gip Todisco e Gilli, ci sono nomi importanti. 

Molto. Con il blitz Envornment Sold Out, i militari del Gruppo di Taranto della Guardia di Finanza hanno arrestato l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, e l’ex consulente e portavoce del gruppo Riva Girolamo Archinà. Fabio Riva, vicepresidente del gruppo, è ‘riparato’ in Inghilterra. Ai domiciliari ci sono Lorenzo Liberti, già rettore del politecnico ed ex consulente della Procura, mentre un’altra ordinanza ai domiciliari è stata notificata all’86enne Emilio Riva, ‘patriarca’ della famiglia di imprenditori dell’acciaio, già arrestato il 26 luglio, giorno in cui fu eseguito il sequestro dell’area a caldo del siderurgico.
L’indagine ha contestualmente fatto finire agli arresti domiciliari Michele Conserva e Carmelo Dellisanti, rappresentante dell’azienda di consulenza ambientale Promed. Domani nuova battaglia in tribunale, sulla posizione di Nicola Riva e sulla richiesta dell’azienda di fermare la ‘vendita vincolata’ dell’acciaio sequestrato, disposta dal gip Todisco.

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