Blitz T.Rex

Così hanno tentato di inquinare le prove

Il ruolo di tre appartenenti alle forze dell'ordine

Cronaca
Taranto sabato 16 marzo 2019
di La Redazione
L'operazione condotta dai militari delle Fiamme Gialle
L'operazione condotta dai militari delle Fiamme Gialle © n.c.

Il pagamento di cene elettorali, l’acquisto di telefonini cellulari e di personal computer, una Mercedes in regalo, la promessa dell’acquisto di una casa e poi uno “stipendio” di 5mila euro al mese.
Lo stesso modus operandi dei politici “bulimici” al centro dell’inchiesta che ha avuto come epilogo il blitz condotto dalla Guardia di Finanze che ha fatto finire nei guai l’ex presidente della Provincia, Martino Tamburrano, insieme a funzionari pubblici e a imprenditori.
E’ una inchiesta clamorosa che apre uno squarcio sul business dei rifiuti nella provincia jonica e che promette ulteriori sviluppi. Dalle carte emergono anche i nomi di tre appartenenti alle forze dell’ordine e del titolare di una concessionaria di auto.
Uno dei primi tre sarebbe stato messo a conoscenza delle attività illecite di Tamburrano, Natile , Venuti e Lonoce e avrebbe svolto un ruolo di mediazione tra Tamburrano e Lonoce e fornito notizie riservate all’allora presidente della Provincia in merito ad una indagine penale.
Il titolare della concessionaria di auto avrebbe invece preso parte a numerosi incontri conviviali durante i quali si deliberavano le attività illecite. Dalle carte emergono altri particolari inquietanti. Per investigatori e inquirenti ci sarebbe la prova che gli indagati sarebbero stati mesi al corrente della esistenza delle indagini ricevendo consigli sulle cautele da adottare per sottrarsi alle intercettazioni. Ci sarebbe stata l’interferenza di un appartenente alle forze dell’ordine che avrebbe siglato una intercettazione come “non utile” per evitare che il contenuto emergesse.
In una conversazione, puntualmente intercettata dagli investigatori delle Fiamme Gialle, tra Tamburrano, Lonoce, un politico sammarzanese e il titolare della concessionaria di auto, emerge che tutti sono a conoscenza dell’attivià d’indagine nei loro confronti.
Gi interlocutori, infatti, fanno riferimento a fatti e circostanze emerse nel corso della indagine e ai loro informatori e cioè ai tre rappresentanti delle forze dell’ordine.Hanno fatto più volte riferimento ai consigli ricevuti da due di loro riguardo alle cautele da adottare nelle comunicazioni facendo ricorso a telefonini “dedicati” alle sole comunicazioni illecite.
Gli indagati hanno dichiarato di essere stati informati dell’esistenza di un virus informatico che avrebbe potuto essere installato sui loro cellulari.
Sarebbero stati messi anche a conoscenza delle tecniche per la individuazione delle intercettazioni rilevanti da parte dei militari.
In un caso sarebe stata inserita la dicitura non pertinente e la telefonata non sarebbe stata ascoltata.
In un’altra conversazione Tamburranno e Lonoce hanno ribadito di aver appreso da un informatore che i loro telefonini erano sotto controllo.

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