Cronaca

Ilva-sindacati, si tratta sui numeri della cigs


Prima la definizione della situazione “area per area”, con l’obiettivo di ridurre i numeri a fronte di una richiesta massima di 6.417 unità. Quindi l’incontro azienda-sindacati. Si viaggia a marce forzate, nella questione cigs Ilva.

Siderurgico e sindacati “fanno il punto” in vista del decisivo confronto di domani, ore 17, a Roma, ministero del Lavoro.

Obiettivo? Ridimensionare l’entità della cassa integrazione per poi cercare di convergere sui contratti di solidarietà, ammortizzatore sociale meno pesante e caldeggiato in particolare dalla Fim Cisl, che ha commissionato una simulazione prendendo come riferimento un lavoratore Ilva di quarto livello con una retribuzione lorda di 1.800 euro e netta di 1.325.

Un mese di cassa farebbe percepire a questo lavoratore il 77,42 per cento dello stipendio (1.025 euro). Un mese di “solidarietà”, invece, costituirebbe una retribuzione più alta: 86,11 per cento, pari a 1.141 euro.

L’Ilva s’è detta possibilista su questo fronte; la Fiom Cgil, nelle scorse settimane, non ha firmato nè l’intesa che ha chiuso la cassa integrazione in deroga per 1.100 addetti per due mesi, nè il sollecito all’Ilva a ridurre il più possibile la nuova cassa per 6.417.

Sarà fumata bianca o fumata nera, nel ‘conclave’ al ministero? Alla base della cigs, come è noto, il programma di ambientalizzazione previsto dall’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale. La stessa Aia che, secondo l’Arpa, l’Ilva non starebbe rispettando, secondo un ‘report’ depositato ieri mattina dai sostituti procuratori Giovanna Cannarile e Remo Epifani dinanzi al tribunale dell’appello, chiamato a valutare i ricorsi presentati dai legali dell’Ilva per ottenere la revoca degli arresti domiciliari a cui è sottoposto dal 26 luglio scorso l’ex presidente Nicola Riva e l’annullamento del provvedimento con il quale il gip Patrizia Todisco ha disposto la vendita dell’acciaio sequestrato lo scorso 26 novembre in quanto ritenuto frutto del reato.

Un’informativa che pare in contrasto con quanto dichiarato dagli ispettori dell’Ispra, di rientro a Roma dopo la tappa a Taranto.

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