17 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Ottobre 2021 alle 20:34:00

Cronaca

“Gare, la Tarantinità non è soltanto questa”


Sulla questione ‘gare’ preferisce glissare («E’ un argomento di cui so poco»). Ma, se gli si chiede della Settimana Santa, Giuliano Pavone non si tira indietro. Scrittore tarantino, autore di quel caso letterario che è “L’Eroe dei Due Mari”, Pavone volge il suo sguardo – un po’ scanzonato, sicuramente laico – sui Riti più amati dai suoi concittadini.

«Sicuramente sono un momento importante per la nostra città. Non sono un ‘esperto’, ma non mi sfugge che la Settimana Santa da evento puramente religioso sono diventati anche altro: cultura popolare, folklore. Questo non deve suonare, almeno secondo me, come una diminuzione, ma è anzi un arricchimento. Anche questo, infatti, rende i Riti un vero momento di identificazione per i tarantini». Uno dei pochi, in realtà, in un territorio che sembra amare dividersi…. «Ecco, questa è la parte per così dire ‘migliorabile’ di tutto questo discorso. Taranto – lo sappiamo – è una città che ha scarsis-sima memoria storica, e di se stessa.

I Riti della Settimana Santa rappresentano un’eccezione: il tarantino medio sa che la Settimana Santa è ‘sua’, e i Riti – questi Riti, così particolari – sono soltanto ‘suoi’. Il problema, semmai, è che il concetto di tarantinità nel suo complesso non può ridursi soltanto alle processioni, all’Addolorata o ai Misteri. Essere tarantini non può essere unicamente ‘questa cosa qua’, per quanto bella e importante».

Non si rischia un’ulteriore perdita di identificazione tra gente e città? «Piuttosto, spererei nel contrario. Non voglio dire che i tarantini dovrebbero fregarsene della Settimana Santa, anzi, sarebbe bello che si guardasse anche ad altre cose del nostro essere cittadini con lo stesso entusiasmo». Quanto di più lontano, quindi, da quel maledetto-benedetto “Ce me ne futt’ a me” che spesso, purtroppo a ragione, viene indicato come il vero motto della città dei due mari – e dei mille problemi. Che pure, ennesima contraddizione, i tarantini chiamano “Tarde nuestr”, Taranto nostra.

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