27 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Gennaio 2021 alle 16:40:07

Cronaca

Il Papa dell’unione conquista già Taranto


Pope Francis waves to the crowd from the central balcony of St. Peter's Basilica at the Vatican, Wednesday, March 13, 2013. Cardinal Jorge Bergoglio who chose the name of Francis is the 266th pontiff of the Roman Catholic Church. (AP Photo/Gregorio Borgia)(LaPresse/AP/Gregorio Borgia)

Si è presentato come il vescovo di Roma che i cardinali sono andati a prendere “quasi alla fine del mondo”. Papa Francesco – questo il nome scelto da Jorge Mario Bergoglio – da ieri è il nuovo pontefice.

Il primo impatto col Papa argentino restituisce l’immagine di un uomo semplice, che chiede alla folla in piazza San Pietro di pregare per lui.

L’arcivescovo di Taranto, mons Filippo Santoro, ha annunciato che invierà un telegramma di congratulazioni a Papa Francesco: «Lo conosco. È uomo di una semplicità evangelica che ti conquista. Una volta mi disse che nella Chiesa non esiste la periferia», ha detto parlando alle agenzie Ansa e Adnkronos. Monsignor Filippo Santoro è stato per 27 anni in Brasile prima di sbarcare – a gennaio del 2012 – in riva ai due mari. Ha conosciuto personalmente Bergoglio. La sua elezione la definisce «una sorpresa straordinaria».

E racconta «Ci siamo incontrati più volte a Buenos Aires. Lui era stato nominato arcivescovo in Argentina ed io arcivescovo ausiliario di Rio. Mi ha subito colpito la sua cordialità, la semplicità, la grande forza interiore. E lo si è visto quando si è affacciato al balcone in piazza San Pietro. Un uomo senza orpelli». Per Santoro, l’elezione di Papa Francesco porta con sé «segni eccezionali: il nome è già tutto un programma. E poi il riferimento alla Chiesa di Roma che presiede tutte le altre nel segno della carità».

 

«Ha spiazzato tutti, tutte le previsioni, tutte le cordate. È proprio il segno che la Chiesa è condotta dallo Spirito del Signore. Noi facciamo i nostri calcoli e Lui ci sorprende con una figura positiva, immediata, semplice, di una semplicità disarmante». Impressionato dalla “richiesta straordinaria” al popolo di pregare perché lui sia benedetto dall’Altissimo, Santoro ha ricordato: «un giorno stavamo parlando della Chiesa, delle sue periferie e lui subito mi interruppe dicendo ‘nella Chiesa è tutto centro eguale, non esiste periferia’. E ricordo ancora la capacità di fermezza mostrata nel suo Paese, i momenti molto duri che ha vissuto con il governo Kirchner».

Abbiamo raccolto le prime impressioni ‘a caldo’. «L’impressione è positiva, guardando alla sua biografia e al suo impegno in Argentina. Anche la scelta del nome può essere un’indicazione sullo stile del nuovo Papa. Quel che prevale è la fiducia nella scelta fatta dai cardinali, siamo convinti che sarà un Papa adatto alla chiesa di oggi. Penso che papa Francesco raccolga bene le attese di un rinnovamento sempre più nella linea del Vangelo» così don Cosimo Damasi, parroco della Regina Pacis di Lama che si è detto «molto colpito dal gesto del Papa che ha chinato il capo chiedendo che si pregasse per lui: un’immagine molto significativa».

«Credo che sia l’uomo che oggi forse ci voleva. Già dal modo in cui si è presentato, il primo discorso che ha fatto mettendo al centro Roma con le chiese sorelle, ci fa capire che papa Francesco è l’espressione di una unità tra tutte le chiese» il commento raccolto da don Nino Borsci, direttore della Caritas diocesana di Taranto.

«Credo che sia davvero una cosa straordinaria che si sia presentato sotto questo aspetto umile; l’aver scelto il nome Francesco poi esprime tutta la sua attenzione verso l’Islam e i musulmani e chiesa di Oriente e Occidente (il Santo di Assisi fu promotore di un dialogo con l’Islam, ndr). Anche l’aver messo in risalto che viene da molto lontano è per dire che sono superate tutte le distanze. Vuole essere il Papa dell’unione e della comunione e della chiesa».

Anche il mondo della cultura, con lo scrittore Pierfranco Bruni, si esprime sul nuovo pontefice: «Il nuovo Papa è un segno tangibile non solo di una rottura di schemi nel mondo del Vaticano ma è soprattutto un linguaggio diverso che si affaccia nel registro del trono di Pietro e parla con il volto, lo sguardo, la speranza di una esperienza che va oltre la Chiesa gerarchia. Ho avuto modo di conoscere il Cardinale Jorge Mario Bergoglio nei miei viaggi in Argentina e proprio in quella città di italiani, di europei, di spagnoli, di una America Latina che sa di essere occidentale ma sa anche di doversi confrontare con i Paesi di un Oriente che si impone con la sue religioni ma anche con le sue forme di cattolicesimo. Nel Papa Francesco ci sono molti elementi, che emergono dalla sua parola, dai suoi scritti, da quel suo linguaggio che vuole restare silenzio per ascoltare. La povertà e la carità. Per un sacerdote, un vescovo, un cardinale che ha una formazione da gesuita potrebbe aprire delle chiavi di lettura sui temi teologici del progressismo e dell’incontro tra teologia e cultura in senso lato. Ci sono problemi etici da affrontare. Problemi in cui le povertà avanzano. Fattori di precarietà esistenziale. Paure. Perdita di contatto con il sacro. Papa Francesco sa dell’eredità che si porta dietro ma noi sappiamo in quale cultura, in quale contesto, in quali strutture reali ha sviluppato il suo messaggio pastorale. Ricordo che mi disse che c’è la preghiera che deve coronarci le mani con il rosario dei giorni ma c’è soprattutto l’esempio che deve rappresentarci. Una bella missione dentro una Chiesa che si è frammentata. Francesco sarà il Papa della svolta perché sarà il sacerdote che camminerà con noi oltre le apparenze. Ho visto bene come in Argentina era considerato e come era amato in nome non della carica che rivestiva ma della parola che offriva. Questo nuovo Papa è un viandante che non solo viene da molto lontano, come direbbe Giovanni Paolo II, che lo incoronò Cardinale, ma proseguendo il suo cammino si fa pellegrino dei popoli e delle genti. Perché l’America Latina è un grande popolo ma è anche una civiltà in sofferenza e costituisce l’esempio non solo di una geografia territoriale ma di una geografia di anime. E Papa Francesco il confronto lo ha già chiesto perché lo ha vissuto nella sua formazione. Un Papa di cui abbiamo bisogno”.

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