12 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Maggio 2021 alle 07:11:00

Cronaca

Il giallo della firma, debito verso i 60 milioni


«Il debito complessivo si avvicina inesorabilmente verso i 60 milioni di euro». E’ quanto afferma Ciccio Voccoli, ex consigliere comunale, in merito alla relazione sulla situazione debitoria stilata dall’Amiu e presentata al sindaco, ai capigruppo di maggioranza ed ai sindacati.

«Posso anche scusare il sindaco che sull’Amiu, come su tante altre cose, dimentica spesso, non ricorda, dice una cosa e ne fa un’altra. Lo scuso vista l’età avanzata che comporta problemi di memoria, ma il giovane Pucci no! Come è possibile che si sia dimenticato di firmare un atto così importante che impegna se stesso e l’azienda di fronte alla massima assise del Comune di Taranto che deve esercitare un ruolo di controllo e di benestare, o meno, del proprio operato? Una dimenticanza? Oppure non si ha nemmeno il coraggio di assumersi le proprie responsabilità rispetto al contenuto della relazione stessa? Oppure si tratta banalmente di uno scherzo fatto da chissà chi per aumentare la confusione che regna da tempo immemorabile sulla vicenda Amiu?».

Quindi la disamina tecnica del documento. «Da una prima lettura del documento – sostiene Voccoli – la relazione informativa avrebbe dovuto avere come titolo “relazione dis-informativa sulla situazione finanziaria dell’Amiu spa” perché delle 13 pagine che compongono il documento almeno la metà sono tutte indirizzate a dimostrare che se l’azienda è in coma profondo il tutto è da addebitare alle gestioni antecedenti al 2007, anno in cui Pucci, De Gregorio e Ciraci furono nominati da Stefàno componenti del CdA. Allora mi preme umilmente fare presente che il bilancio 2007 (approvato nel 2008 da Pucci ) si chiuse con un attivo dell’esercizio finanziario di 326.632 euro, a parte i debiti pregressi che ammontavano a oltre 42 milioni di euro (debiti con le banche, con gli istituti previdenziali, con i fornitori etc.)”.

“Compito dei nuovi amministratori – continua – era quello di fare una vigorosa cura da cavallo per il rientro del debito, attraverso un serio piano industriale e finanziario e una estrema ristrutturazione della macchina gestionale in grado di dare efficienza e produttività all’intero sistema aziendale. Risultato: esercizio finanziario 2008: meno 719.848 euro; esercizio finanziario 2009: meno 3.621.191 euro; esercizio finanziario 2010: meno 3.847.752 euro; esercizio finanziario 2011: più 249.732 euro (ma qui, come ha egregiamente documentato il dirigente dott. Quaranta, il risultato è positivo solo per un diabolico artificio contabile che la Corte dei Conti farebbe bene a verificare)».

Secondo l’ex consigliere comunale «non solo il debito complessivo non è stato intaccato ma esso è aumentato arrivando a toccare i 50 milioni di euro (42 preesistenti più i debiti degli esercizi contabili accumulatisi dal 2008 al 2011). Nella relazione di Pucci (?) viene, inoltre, omessa una vicenda che dà il quadro del disastro esistente. Non viene menzionato il fatto che nel 2010 il C.d.A per far fronte a imminenti scadenze di pagamento con enti vari, riduceva il capitale sociale da 29.781.340 euro a 21.399.480 con gravissime conseguenze: non poter contrarre mutui con tassi di interessi bassi, non garantire i creditori vari, in generale a non essere credibili verso terzi. Se si mettono anche questi oltre 8 milioni sottratti al capitale sociale il debito complessivo si avvicina inesorabilmente verso i 60 milioni di euro. Non viene menzionata la situazione del 2012. Eppure è d’obbligo per le aziende approntare un semestrale che ti fa capire quali sono le linee di tendenze in corso d’opera e le opportune correzioni per recuperare nel secondo semestre nel caso si profila una chiusura d’esercizio in negativo. Se manca la relazione semestrale trattasi di una dimenticanza oppure non si vuole fare sapere che, probabilmente, anche il 2012 si chiuderà in forte passivo? (notizie dall’interno, ufficiose, confermano)».

In conclusione Voccoli indica quale, a suo giudizio, sarebbe la via maestra per riportare in carreggiata l’Amiu. «Correre subito ai ripari: approntare velocemente un minimo di programmazione economica che non c’è mai stata per mettere la situazione sotto controllo; non è mai stata istituita una contabilità industriale. Fare velocemente una riorganizzazione e razionalizzazione dei servizi e del personale. Fare un vero piano industriale. Eliminare inutili e dispendiose consulenze ed esternalizzazioni ignorando le professionalità interne tenute inoperose e demansionate. Recuperare un rapporto di relazioni sindacali necessari a favorire una gestione democratica basata sul consenso e la collaborazione da parte di tutti, maestranze in primis. Ma tutto ciò non è possibile farlo con chi ha fallito su tutti i fronti. La premessa è che a gestire l’azienda sia una persona diversa da Pucci in tutti i sensi e in tutte le sfumature. Il sindaco lo sa, e se dovesse minimamente riconfermarlo, qualsiasi alibi sulla sua buona fede diventerebbe ridicola. Fare in fretta. Non c’è più tempo da perdere».

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