08 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 07 Maggio 2021 alle 18:28:42

Cronaca

Cozze, rischiamo l’estinzione: protesta a Bari


TARANTO – Non in mar Piccolo, da dove – secondo l’ultima comunicazione del dipartimento di prevenzione servizi veterinari della Asl – dovrà andar via anche il novellame, cioè il seme, presente nel primo seno. Non in mar Grande – la Asl ha infatti revocato in autotutela anche le Dia già rilasciate in attesa della classificazione dell’area. Per le cozze sembra non esserci più posto a Taranto. E domani tutta la rabbia dei mitilicoltori scoppierà in una manifestazione che li vedrà uniti a Bari, sotto la sede dell’assessorato regionale. Cercheranno di incontrare il neo assessore al ramo, Fabrizio Nardoni. “Ci dicano dove dobbiamo andare” sbotta Luciano Carriero della coop Ittica Cielo Azzurro, tra i mitilicoltori raggiunti lunedì dalla comunicazione della Asl che dà tempo fino al 31 marzo per smantellare tutto, con “lo spostamento del novellame ancora presente nel primo seno di mar Piccolo”.

Dall’1 aprile sono revocate le Dia sanitarie. Dopo due anni di tribolazioni, i mitilicoltori si trovano davanti ad una sentenza di morte per il prodotto tarantino. Gli accordi, spiegano, erano diversi, il seme poteva rimanere in mar Piccolo perchè è da quello che dipende la qualità della cozza tarantina. Il tavolo tecnico dello scorso 7 marzo ha cambiato tutto. Via anche il novellame. E i mitilicoltori vedono già sfumare la produzione 2014, dopo le ultime due mandate al macero. E rivendicano: “Ci devono spiegare perchè. Se ci fosse un problema sanitario per la salute pubblica capiremmo, ma il seme del primo seno è costantemente monitorato e non presenta problemi di conformità. La verità- si sfoga Carriero – è che ai tavoli tecnici non viene mai invitato chi può spiegare come funziona la mitilicoltura”. Non sfugge il contesto nel quale si inserisce la ‘mazzata’ che colpisce il prodotto simbolo della città dei due mari: “A Taranto sta chiudendo tutto, dalla Centrale del Latte alla mitilicoltura”. Domani mattina i mitilicoltori, sostenuti dalle associazioni di categoria, si incontreranno alle 8,30 alla pensilina Liberty,. Partiranno alla volta di Bari: “Domani andiamo da Nardoni. Ci stanno chiudendo mar Piccolo, ci hanno chiuso le aziende, qualcuno dovrà darci spiegazioni”. Una guerra, quella dei mitilicoltori, che potrebbe presto essere combattuta anche sul fronte dei ricorsi legali. E’ quanto preannuncia, in una nota, l’avvocato Mimmo Lardiello, in qualità di legale della Ittica Cielo Azzurro S.r.l. e di altre cooperative. “La notizia relativa alla revoca in autotutela che l’autorità sanitaria ha deciso di imporre con riferimento alla DIA già rilasciata per l’area di Mar Grande, non può che essere accolta con evidente sorpresa tale è la portata devastante che questa decisione comporta rispetto all’attuale evoluzione del complesso quadro della mitilicoltura a Taranto. Dal punto di vista tecnico, aspettiamo di acquisire il provvedimento di revoca vero e proprio che, evidentemente, dovrà seguire la mera comunicazione che in queste ore l’Asl sta notificando ai soggetti interessati. E’ chiaro che, con riferimento all’area di Mar Grande, se le motivazioni sottese al provvedimento di revoca in autotutela dovessero essere esclusivamente connesse alla mancata classificazione dell’area, da parte nostra saranno effettuate tutte le valutazioni del caso affinchè la condotta della pubblica amministrazione responsabile dell’emissione del primo provvedimento di rilascio della DIA sanitaria sia attentamente valutata. Infatti, il rilascio di una autorizzazione seguita da una revoca a distanza di poco più di tre mesi con motivazioni connesse a quella che, da una prima analisi, sembrerebbe una mera omissione tecnica dell’ufficio, non può che lasciare spazio ad ipotesi di possibile richieste di risarcimento danni che le cooperative coinvolte inevitabilmente patiranno a seguito del nuovo inaspettato provvedimento. Con specifico riferimento alla “Ittica Cielo Azzurro S.r.l.” ad esempio, non si può non rilevare che il trasferimento del prodotto in Mar Grande era già avvenuto ed ora, se si considera quanto riportato nel verbale del tavolo tecnico del 7 marzo, la possibilità che quei prodotti diventino effettivamente commerciabili è subordinata all’esito della classificazione delle acque dell’area di Mar Grande. Un esito che, vista la gravissima situazione ambientale che si registra a Taranto, non lascia assolutamente tranquilli ed anzi lascia spazio ad un giustificato pessimismo. Se alla questione Mar Grande si aggiungono poi le valutazioni connesse al termine perentorio del 31 marzo imposto per il trasferimento del novellame da Mar Piccolo, non si può che considerare che la mitilicoltura a Taranto sembra essere condannata ad una estinzione che rischia di avvenire tra pochissimi giorni. Una situazione che ha del paradossale e dell’incredibile, anche con riferimento alla tempistica con la quale i provvedimenti vengono notificati. Ancora più assurdo se si pensa che già nell’ambito del tavolo tecnico del 7 marzo presso la Regione, il dato relativo all’imminente revoca delle DIA era già emerso, ma nessuno si è preoccupato di darne notizia ai diretti interessati anche al solo scopo di poter consentire lo studio di soluzioni alternative. Assisteremo gli operatori della mitilicoltura in tutte le forme possibili – conclude l’avvocato – non escludendo di intraprendere tutte le azioni possibili per la tutela dei loro diritti”.

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