Cronaca

Futuro dell’Arsenale, un piano “tartaruga”


Il futuro dell’Arsenale continua a tenere col fiato sospeso i sindacati. Anche dopo l’incontro con il Capo di Stato Maggiore ammiraglio De Giorgi restano i dubbi.

Più di uno, nel caso della Rsu Marinarsen che parla attraverso il coordinatore Giuseppe Scarano. “Molto déjà vu e poche novità” sono per il coordinatore gli elementi emersi dall’incontro tenuto in Arsenale con le organizzazioni sindacali e la Rsu aziendale.

“Dopo questo ennesimo incontro con i vertici della Marina, al di là delle vaghe promesse di nuove assunzioni di manodopera qualificata, la Rsu continua a non essere affatto ottimista circa il futuro dello stabilimento”.

Solo poche certezze, ma di quelle che non fanno ben sperare: “Di sicuro c’è solo che le prime officine polifunzionali ristrutturate da cui bisognava partire per l’ammodernamento e il rilancio dell’Arsenale e la cui consegna era stata prevista per il 2011, a tutt’oggi sono ancora cantierizzate. Di fatto il piano Brin funzionale al rilancio produttivo dello stabilimento per una serie di motivi (fondi di perenzione, nuove normative antisismiche, variazioni progettuali in corso d’opera) sta subendo un forte ritardo rispetto alla tabella di marcia, diversamente da quanto dichiarato”.

Quindi il commento: “Altro che accelerazione. Il piano Brin difatti è stato prorogato fino al 2018 e ad oggi non vi è ancora nessuna officina consegnata. Il disagio derivante da tale situazione per i dipendenti è divenuto ormai insostenibile. Parliamo di sicurezza, igiene, condizioni lavorative di estrema difficoltà”. Le richieste sono chiare: “Pur rimarcando l’importanza dell’ammodernamento delle infrastrutture fortemente voluto e ottenuto grazie alla mobilitazione dei lavoratori che hanno fatto dirottare su Taranto ingenti risorse economiche in tempi di spending review, i dipendenti dell’Arsenale chiedono maggiori garanzie sulla propria incolumità e vorrebbero vedere realizzato, a fronte di un sacrificio enorme che si protrae ormai dal 2008, un minimo di risultati”.

Preoccupa il futuro: “Ma la preoccupazione più grande scaturisce soprattutto dalla mancanza di una vera progettualità da parte della Marina circa le nuove unità navali classe Fremm che saranno consegnate entro il 2018 e che prevedono il temporary global service, una sorta di garanzia di durata quinquennale, prorogabile di altri 5 anni. Tale garanzia taglierebbe di fatto l’attività di manutenzione all’Arsenale di Taranto”. Su questo aspetto, fa sapere Scarano, allo stato attuale non vi sono né smentite né rassicurazioni. “Ma anche per le vecchie Unità Navali, quelle costruite negli anni ’80 e la cui messa in alienazione verrà spostata di alcuni anni, non avremo possibilità di intervenire se non si provvederà immediatamente allo sblocco del turn over (attualmente l’età media è pari a 54 anni) che dovrebbe fornire manodopera fresca e motivata e allo stesso tempo far sì che l’esperienza delle nostre maestranze, definite dalla Marina ‘nicchie di eccellenza’, possa essere tramandata alle nuove generazioni. Tutto questo – avvisa la Rsu – dovrà avvenire ora o sarà troppo tardi”.

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