22 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Ottobre 2021 alle 21:54:00

Cronaca

Referendum Ilva. Conte: “Perchè dico no”


Imponderabile, inopportuno, fuorviante. E’ il giudizio della delegazione di Taranto di Federmanager, guidata da Michele Conte, sul referendum del 14 aprile sulla chiusura dell’Ilva.

“La delegazione Federmanager di Taranto è costituita da dirigenti e quadri di aziende industriali e di servizi caratterizzata da una folta e qualificata presenza di associati di alta professionalità sviluppata nella gestione di impianti siderurgici” si legge in una lunga nota.

“Riconoscendo i diritti dei promotori dell’iniziativa referendaria e il dovere del sindaco di Taranto di indire il referendum consultivo sull’Ilva” Federmanager “ritiene questo referendum con i suoi due quesiti (Volete voi cittadini di Taranto, al fine di tutelare la vostra salute nonché la salute dei lavoratori contro l’inquinamento, proporre la chiusura dell’ acciaieria Ilva?, Volete voi cittadini di Taranto, al fine di tutelare la vostra salute e quella dei lavoratori, proporre la chiusura dell’area a caldo dell’Ilva, maggiore fonte di inquinamento, con conseguente smantellamento dei parchi minerali?) imponderabile”.

Perchè “su una questione di così notevole importanza per l’economia cittadina e nazionale, il suo valore meramente consultivo, non può determinare immediate decisioni effettive e concrete, ma solo fornire indicazioni per orientamenti politici e/o decisionali”; “inopportuno, perché nell’attuale situazione di emergenza sociale, questa consultazione tende a dividere ancora di più la cittadinanza e a determinare, in funzione dell’esito e/o della percentuale di affluenza alle urne, interpretazioni erronee della volontà popolare; perché il referendum giunge nel momento in cui, in seguito all’azione della magistratura, il governo con il decreto cosiddetto Salva Ilva ha emesso disposizioni per garantire, in casi specifici, la salute, l’ambiente e i diritti del lavoro, recependo completamente le prescrizioni dell’Aia. Il decreto Salva Ilva convertito dal Parlamento è legge dello Stato. Il Governo, con l’approvazione del Parlamento, dirige la politica, inclusa quella industriale, della Repubblica che riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e che tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo”; fuorviante: i due quesiti referendari proposti non sono alternativi, è necessario che la cittadinanza sia ben consapevole che la chiusura dell’area a caldo comporta inevitabilmente la completa chiusura dello stabilimento”. 

Continua Federmanager: “Lo stabilimento a ciclo integrale di Taranto, con le sue caratteristiche impiantistiche e la sua elevata capacità produttiva, non può essere mantenuto in funzione senza l’area a caldo per due ragioni principali: la produzione dei soli laminati delle aree a freddo ovvero (coils a caldo, coils a freddo e rivestiti, lamiere, tubi), senza la produzione degli altiforni e delle acciaierie, è logisticamente ed economicamente proibitiva per le difficoltà di approvvigionamento delle bramme sui mercati internazionali in relazione ai volumi in gioco e soprattutto alla qualità dei prodotti oltre alla maggiorazione del costo delle bramme rispetto a quello prodotte in stabilimento; la chiusura delle cokerie, degli altiforni e delle acciaierie (l’area a caldo) comporterebbe l’automatica indisponibilità dei gas prodotti nei processi di quegli impianti e normalmente impiegati come combustibili in altri impianti del ciclo integrale, in particolare nelle centrali elettriche e nei forni di riscaldo degli impianti di laminazione”.

“Le centrali elettriche – continua – non sarebbero quindi più in condizioni di produrre l’enorme quantità di energia elettrica indispensabile per far funzionare il resto dello stabilimento. Teoricamente e tecnicamente sarebbe possibile alimentarsi dall’esterno ma per il maggior costo d’acquisto dell’energia, unito al maggior costo delle bramme, quello che resterebbe dello stabilimento siderurgico privo dell’area a caldo non sarebbe più in condizioni di competere con i produttori esteri. Questo è proprio quanto si è verificato nel Sulcis per la produzione di alluminio che non può più essere sostenibile per l’elevato costo dell’energia elettrica che mette fuori mercato e non più esercitabile l’impresa con le ben note conseguenze sull’occupazione”.

“La delegazione Federmanager Taranto, a fronte di tali gravi motivazioni, che devono essere ben chiare ai cittadini di Taranto, invita la cittadinanza a non cadere nell’equivoco si questo referendum, che fa ritenere che con la chiusura della sola area a caldo si risolvano tutti i problemi ambientali e che lo stabilimento possa produrre e mantenere l’occupazione. Coloro che dovessero decidere di votare NO al primo quesito e SI al secondo quesito, quello relativo alla chiusura della sola “area a caldo dell’Ilva”, sappiano che voterebbero per la chiusura totale dello stabilimento e non partecipare astenendosi dalla votazione, e ritrovare la coesione necessaria per dar forza a concrete soluzioni con la necessaria vigilanza e per coniugare con la salute dei cittadini, l’economia della città e le esigenze della fabbrica. E’ disponibile con i suoi tecnici a supportare comitati e iniziative volti a chiarire sul piano tecnico le questioni relative alla inconsistenza dei quesiti referendari”.

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