Cronaca

Cozze, il trasferimento slitta di un mese


La missione barese va in porto. E i mitilicoltori tarantini tornano a casa con un primo risultato: “Stamattina abbiamo spuntato una proroga di un mese per il trasferimento in mar Grande” fa sapere Mario Imperatrice di Confcooperative.

Insieme a Luciano Carriero ha guidato la delegazione che stamattina è partita da piazzale Democrate alla volta di Bari dove, in Regione, si stava tenendo un primo incontro tra l’assessore alle risorse agroalimentari il tarantino Fabrizio Nardoni e l’assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro.

La questione era di quelle urgenti, perché le comunicazioni della Asl che hanno raggiunto i mitilicoltori del primo seno di mar Piccolo lunedì danno tempo entro il 31 marzo per smantellare tutto da quella porzione di mare diventata famosa per la brutta storia delle cozze al veleno.

Una comunicazione perentoria attraverso la quale il dipartimento di prevenzione servizi veterinari fissa al 31 marzo “il termine ultimo per lo spostamento del novellame ancora presente nel primo seno di mar Piccolo” mentre scatta l’1 aprile la revoca delle Dia sanitarie. Un vero fulmine a ciel sereno lo hanno definito i mitilicoltori già alle prese con non poche peripezie per regolarizzare le autorizzazioni del primo seno ed ottenere contestualmente quelle per il lungomare (per la zona in mar Grande ) dove dovranno spostare gli impianti.

“Passaggi non facili che vedono impegnati i mitilicoltori sia sul fronte burocratico che su quello degli investimenti necessari al passaggio degli impianti che vanno rifatti” spiega Imperatrice. Finora solo la coop di Carriero si è spostata in mar Grande. E le altre (sono una trentina)? “Ci proveranno a risolvere per tempo tutti i problemi”. 

Nel frattempo Confcooperative si dice soddisfatta dell’esito dell’incontro di stamattina: “Abbiamo incontrato l’assessore Nardoni che ci ha detto che ci sarà concesso un mese di proroga per il trasferimento degli impianti a mar Grande”. Quindi fino al 30 aprile. Ma c’è un punto sul quale i mitilicoltori promettono battaglia. L’ultima lettera della Asl infatti parla di spostamento del novellame (anche in questo caso il termine slitterebbe al 30 aprile): “Il novellame non può essere spostato da mar Piccolo. Il ritiro delle Dia metterebbe in crisi tutta la mitilicoltura tarantina che si approvvigiona del seme dal primo seno di mar Piccolo. Tra l’altro il novellame non presenta problemi di conformità. Non capiamo questa decisione diversa rispetto agli accordi”.

La questione ‘novellame’ sarà l’oggetto di un tavolo tecnico che, è stato detto ai diretti interessati, si riunirà subito dopo Pasqua.
“Le cooperative” fa sapere Imperatrice “stanno valutando la questione del ritiro delle Dia anche dal punto di vista legale”.

C’è poi il capitolo che riguarda i soldi. Quelli persi con due produzioni andate al macero e quelli necessari per spostarsi in mar Grande: “Tra le criticità che abbiamo evidenziato c’è quella relativa agli incentivi per coprire le spese dello spostamento. Uscirà tra un mese il bando regionale per l’acquacoltura che mette a disposizione (per tutta la Puglia) 8 milioni e mezzo. Noi vi parteciperemo, perché sono stati rimossi gli ostacoli che ci tenevano fuori”.

Nardoni ha fatto sapere che nei prossimi giorni saranno sbloccate e liquidate le richieste di contributo di tutti i mitilicoltori che, in possesso dei requisiti di legge, hanno partecipato alla Sottomisura Sanitaria prevista per l’aiuto al settore dopo l’emergenza diossina e pcb. 63 le domande arrivate. Le certezze dei mitilicoltori però sembrano vacillare, almeno ascoltando le dichiarazioni rilasciate dal direttore del servizio veterinario dell’Asl di Taranto Teodoro Ripa che, da noi contattato in tarda mattinata, ha commentato: “Non conosco l’assessore Nardoni, così come non conosco le persone che stamattina sarebbero andare in Regione.

Non so nulla di presunte proroghe. Il 31 marzo si chiude ogni discorsi riguardo al mar Piccolo”. Ma il dott. Ripa lascia intravedere qualche spiraglio: “Tutto resta invariato a meno che non ci sia un cambiamento dettato da decisioni politiche che però non potranno che passare dal tavolo tecnico di cui, come noto, fanno parte diversi enti, non solo quelli istituzionali”.

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