13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Maggio 2021 alle 18:30:05

Cronaca

Ex Ilva, i sindacati bocciano la nuova intesa: troppe incognite

Arcelor Mittal
Arcelor Mittal

I sindacati bocciano il nuovo accordo Ilva e lo fanno tramite le segre­terie generali di Cgil, Cisl e Uil e di Fim, Fiom e Uilm nazionali. “Il negoziato av­venuto da Novembre 2019 non ha visto alcun coinvolgimento delle organizzazioni sindacali. Alla luce dei contenuti appresi, riteniamo assolutamente non chiara la stra­tegia del Governo in merito al risanamento ambientale, alle prospettive industriali e occupazionali del Gruppo. A questa incer­tezza si somma una totale incognita sulla volontà dei soggetti investitori, a partire da Arcelor Mittal, riguardo il loro impegno finanziario nella nuova compagine socie­taria che costituirà la nuova AMinvestco” dicono Maurizio Landini, Annamaria Fur­lan, Carmelo Barbagallo, Marco Bentivo­gli, Francesca Re David e Rocco Palom­bella in una nota congiunta. “Nei fatti il pre-accordo prevede una fase di stallo da qui alla fine del 2020 per quanto riguarda le prospettive e l’esecuzione del piano in­dustriale.

Tutto questo arriva dopo due anni di ulte­riore incertezza, particolarmente rischiosa per una realtà industriale che necessita in­vece di una gestione attenta e determinata. A ciò si somma una congiuntura sfavore­vole del mercato dell’acciaio.

Nello specifico ci sembra di totale inde­terminazione: – Il periodo di tempo sen­za una governance chiara; – Il ruolo delle banche e dell’investitore pubblico; – Il mix produttivo tra ciclo integrale e forni elet­trici; – Il ruolo conseguente delle due so­cietà; – La possibilità con questo piano di occupare i 10.700 lavoratori più i 1.800 in amministrazione straordinaria e i lavora­tori delle aziende di appalto, che l’accordo del 6 settembre 2018 assicurava. Inoltre il pre-accordo prevede un aumento dei lavo­ratori in Cassa Integrazione e il vincolo dell’accordo sindacale entro il 30 maggio senza una nostra preventiva condivisione del piano e degli strumenti adottati. L’as­setto complessivo del piano rischia di es­sere insostenibile alla luce della sua scarsa verticalizzazione produttiva (tubi, lamina­ti, lamiere, treni nastri) i cui investimenti sono molto inferiori al piano da noi sotto­scritto e la positiva previsione di ripartenza dell’Afo5 ha tempistiche del suo rifacimen­to troppo dilatate nel tempo.

L’accordo del 6 settembre 2018 non pre­vedeva esuberi né l’utilizzo della Cassa Integrazione. Garantiva la presenza di un grande produttore di acciaio a eseguire il piano stabilito. Quell’accordo resta la mi­gliore garanzia di tutta l’occupazione, del risanamento ambientale e del rilancio pro­duttivo”.

“Taranto tradita due volte” si legge in una nota della segreteria provinciale Ugl. “Il nuovo piano viene definito ‘Green’, con la costruzione di un forno elettrico per ini­ziare una fantomatica decarbonizzazione di cui non si conoscono i contenuti tecnici, contestualmente però i livelli di produzio­ne dovranno aumentare a 8 milioni di ton­nellate annue, in realtà non fattibile, nono­stante sia previsto il rifacimento totale tra il 2020 ed il 2025 dell’altoforno 5, slittando ulteriormente la realizzazione dello stesso prevista nell’accordo del 6 settembre 2018. Lo Stato ed Ami si divideranno pertanto le spese per l’attuazione delle prescrizioni AIA compreso anche l’adeguamento degli altiforni per come già previsto dalla Procu­ra per l’altoforno 2. Le cosiddette collinet­te ecologiche invece ritornerebbero nuova­mente in carico ad Ilva, con metodologia da definirsi successivamente, togliendo un problema imminente e giudiziario a carico di Ami. Il pre-contratto prevede anche che Ilva rimborsi ad Ami eventuali lavori di decontaminazione. E’ previsto inoltre un nuovo contratto di investimento che avreb­be inizio dal primo gennaio 2021 solo se Ami non eserciterà il diritto di recesso, vincolato ad un eventuale nuovo accordo sindacale, con la possibilità di utilizzare il Fondo per gli incentivi all’esodo. Entro il 31 maggio inoltre, i sindacati dovrebbero concordare con i firmatari del nuovo con­tratto il ricorso agli strumenti di sostegno, tipo Cigs, per un numero di dipendenti che verrà comunicato solo dopo la sottoscri­zione del contratto Governo-Ami.

Le centrali Elettriche (ex Taranto Ener­gia) invece, di vitale importanza per il siderurgico di Taranto, vengono ignorate e dimenticate, probabilmente a causa di una non conoscenza della loro funzione e importanza, ricordando che nel preceden­te accordo, nonostante la scrivente avesse segnalato ed invocato più volte il gravissi­mo errore, 18 unità lavorative non vennero integrate in Amie ove tutt’oggi necessitano per lo svolgimento delle attività, in quan­to le stesse vennero attribuite al comparto marittimo, ove però non vi erano lavora­tori a sufficienza per coprirle, lasciando­le tutt’oggi scoperte con i lavoratori che abbiamo in cassa. Questa che potremmo definire sarcasticamente un’opera d’arte porterebbe gli esuberi a 3000 unità solo inizialmente per non sapere poi a quanto potremmo giungere, in base agli eventi e richieste aziendali”.

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