07 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

La Quaremma
La Quaremma

Questa settimana il prof. Antonio Fornaro, che cura questa rubrica, ci dimo­strerà che la Quaresima nella tradizione popolare non è sol­tanto penitenza, ma anche oc­casione per ritrovarsi insieme cantando, ballando e mangian­do attraverso le “Quaremme” e la “Pentolaccia”.

Questa settimana la Chiesa cat­tolica ricorda la Madonna sotto questi titoli: “Nostra Signora della Virtù”, “Beata Vergine dei Miracoli”, “Nostra Signora della Vigna” e “Madonna Dei Lumi”.

Questi i Santi della settima­na: San Domenico Savio, San Simplicio, San Costantino, San Luigi Orione, San Leandro di Siviglia, Santa Matilde.

San Domenico Savio a dodi­ci anni conobbe San Giovanni Bosco. San Domenico Savio morì a quindici anni assistendo i malati di colera. Divenne il più giovane Santo non martire.

San Simplicio difese la Chiesa dalle eresie ariana e monofisita.

San Costantino fu figlio di Sant’Elena e viene venerato nelle regioni che furono sotto l’influsso bizantino come la Ca­labria e la Puglia.

Fornaro ricorda che a Taranto a pochi metri dalla Cattedrale si trova Piazza San Costantino, una piazza cara ai tarantini per una molteplicità di eventi fissa­ti nella storia. In questa piazza, ancora esistente, si trovavano la Chiesa di San Costantino sot­to l’attuale Palazzo Lo Jucco e nelle vicinanze la Chiesa intito­lata a Sant’Elena.

Quando si svolgeva la proces­sione del Corpus Domini e quella de le “Vastase”, di cui Fornaro parlerà la prossima settimana, il nonno di Fedele Massante preparava gli altarini devozionali.

Nella stessa piazza è ancora vi­sibile lo spazio nel quale era in­serito l’orologio solare del quale si sono perse le tracce. In un palazzo di questa piazza nacque nel 1841 il primo poeta dialetta­le tarantino Emilio Consiglio al quale è dedicata la scuola ele­mentare di fronte alla Chiesa di San Domenico e la strada cit­tadina che conduce alla “Casa Circondariale”. In questa piaz­za Fornaro ricorda la presenza del sarto Orlando, del salumiere Teodoro Coda, del fruttivendolo Michele, del venditore di cozze, di una baracca dove in estate si vendeva il ghiaccio tritato e nella stessa piazza agli inizi del XX secolo la venditrice di pane Emanuela Caputo, soprannomi­ nata “Mazzuele”.

San Luigi Orione che in vita aiutò i ciechi e i terremotati ed educò i ragazzi.

Santa Matilde è patrona delle ricamatrici.

Questi i detti della settimana: “Non mischiamo le bucce con le fave”, “Fa bene e scordalo, fa male e medita”, “Quando il diavolo ti accarezza, vuole l’a­nima”.

Una sola l’effemeride della set­timana che ci ricorda Giuseppe Cravero: “Il 12 marzo 1844 fu abbattuta la Torre Monacella del Castello Aragonese”.

Parlando delle Quaremme, For­naro sottolinea che a Taranto questa tradizione è scompar­sa, tradizione che prevedeva la preparazione di un fantoccio di paglia, che altri non era che la vedova di Carnevale. Il fantoc­cio veniva lasciato sospeso da una lunga fune tra un balcone e l’altro dei vicoli e veniva bru­ciato il Sabato Santo al matti­no, prima che a mezzogiorno le campane delle chiese e le sire­ne delle navi dessero il segnale della Resurrezione.

Questa tradizione delle Qua­remme continua a vivere a Pa­lagianello e a Martina Franca dove si possono trovare numero­si fantocci con il fiasco di vino e l’arancia per simboleggiare che le cose belle hanno breve durata. Ancora oggi a Martina Franca alcuni tradizionalisti mangiano friselle, focaccia con vincotto e noci, baccalà, pasta condita con mollica di pane frit­ta nell’olio con pezzetti di alici, patate e pesce in bianco.

La festa della “Pentolaccia” cadeva esattamente al ventise­iesimo giorno della Quaresima e si svolgeva nelle case private e nelle masserie dei paesi. Le pentolacce venivano appese al soffitto delle case e soltanto in una delle pentolacce si tro­vavano le buone cibarie di cui diventava proprietario chi con il bastone e con gli occhi ben­dati riusciva a romperla. Nelle altre pentolacce c’erano o acqua fredda o coriandoli o farina. Fornaro chiude questa rubrica che viene pubblicata nel giorno dedicato alla donna ricordando alcune donne tarantine a partire dalle epoche classiche fino alla seconda metà del secolo scorso: Tarentilla, Efesina, Calimera, Santa Pelagia e Santa Sofro­nia, le sante suore grottagliesi Rosanna Battista e Teresa Qua­ranta, l’attrice Italia Almirante Manzini, la grande ballerina Attilia Radice, la crocerossina Delia Jannelli, Orsola Occhine­gro Protopapa, Filomena Mar­tellotta, Maria Luigia Quintieri, ma certamente non fra le ultime la grande Anna Fougez.

Ricordiamo ancora Caterina Ricciardi Tateo, patriota del Ri­sorgimento, Gemma Gemmato, pioniera dell’agricoltura e la grande sarta Grazia Cervelera.

Fornaro conclude il suo inter­vento della rubrica settimanale riportando alcuni versi di una nota canzone di alcuni decenni orsono che così diceva: “Viva le donne, viva le belle donne che sono le colonne del nostro amor”.

Auguri a tutte le donne taranti­ne.

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