09 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Maggio 2021 alle 18:23:49

Cronaca

Ilva, Bondi appena nominato è già indagato


Chi tocca, muore. O meglio, finisce indagato, se mette le mani sull’Ilva di Taranto. Nemmeno il tempo di essere nominato amministratore delegato del gigante d’acciaio che l’ottantenne Enrico Bondi si ritrova ad essere destinatario di un avviso di conclusione dell’indagini.

Il pm della Procura di Milano, Antonio D’Alessio, e l’aggiunto Alfredo Robledo ipotizzano che, al pari dell’allora capo del personale della Telecom Roberto Maglione, abbia detto il falso nel collegare l’allontanamento del dirigente Vittorio Nola nel 2001 non ad una storiaccia di spie, ‘cimini’ e intercettazioni illegali, ma a una autonoma e precedente scelta aziendale legata all’eliminazione della struttura di Nola, ritenuta “ridondante” rispetto alle esigenze organizzative dell’azienda telefonica.

La storia – si capisce – è assai complessa, e risale a quando Bondi era amministratore delegato non dell’Ilva, ovviamente, ma di un’altra grande company in crisi: Telecom Italia. “Sono assolutamente convinto che la storia della ‘cimice’ non abbia avuto nessuna incidenza nella soppressione all’interno dell’azienda della posizione” del segretario generale Nola è quanto dichiarato dal teste Enrico Bondi ai magistrati il 12 novembre 2010. Bondi, uomo di fiducia del grande capo di Telecom, Tronchetti Provera, escludeva che nell’estate 2001 l’allontanamento di Nola fosse stato conseguenza del ritrovamento il 20 agosto di una microspia sull’Audi noleggiata da Bondi il 7 agosto a Fiumicino.

Quella microspia, in realtà, era stata piazzata da chi fece finta di scoprirla in modo da costituire il pretesto per spingere alle dimissioni Nola e aprire la strada anche in Telecom all’arrivo da Pirelli (altra società di Tronchetti Provera) di Giuliano Tavaroli. Almeno, è quanto ricostruito in un’altra inchiesta su questa spy story all’italiana, quella sui dossier illegali della Security di Telecom e Pirelli nell’era 2001-2005 di Giuliano Tavaroli. Ora è il Corriere della Sera a riportare la notizia dell’indagine su Bondi. Nell’aprile 2011 i pm Piacente e Robledo per la microspia avevano chiesto l’archiviazione di Tronchetti Provera, Tavaroli e Cipriani, accolta dal gip Gennari che però additò “criticità nel periodo di Bondi in Telecom” come la “lampante prematura commistione tra strutture Telecom e Pirelli”, e scrisse che Bondi nella storia “aleggiava come un fantasma”.

Intanto, la triade dirigenziale dell’Ilva si ritrova indagata nella sua interezza: il presidente Ferrante nell’inchiesta-bis sull’Ilva, il direttore Lupoli per l’incidente mortale in cui perse la vita Ciro Moccia, l’ad Bondi per la sua attività in Telecom.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche