17 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Maggio 2021 alle 17:53:40

Cronaca

«Presto l’Amiu alle agenzie di riscossione»


«L’esposizione debitoria di oltre 47 milioni di euro certifica l’evidente fallimento dell’amministrazione Stefàno nel risanare l’azienda d’igiene urbana».

L’attacco, ai vertici dell’Amiu e del Comune, è stato sferrato stamattina, nel c orso di una conferenza stampa quando il capogruppo del Pdl in Consiglio comunale Giampaolo Vietri, affiancato dal consigliere Antonino Cannone, ha messo in luce le cifre, ma soprattutto le circostanze, che hanno causato la pesante situazione debitoria dell’Amiu.

«Quanto oggi emerge circa l’azienda Amiu – ha spiegato Vietri – era già a conoscenza dell’intera collettività poichè più volte denunciato da consiglieri comunali, organizzazioni sindacali e organi d’informazione; denunce che la sorda e colpevole amministrazione comunale non ha mai voluto approfondire».

Quindi, nel dettaglio, tutte le criticità che, secondo i consiglieri pidiellini, hanno messo in ginocchio l’Amiu. «Lo straordinario ha superato il milione di euro negli ultimi anni arrivando a toccare la punta di un milione e mezzo di euro continuando ad incidere negativamente sui conti aziendali. Senza parlare delle continue denunce del personale dipendente, anche queste inascoltate, che hanno lamentato un ambiente lavorativo ostile; prova ne è il richiamo che il cda ha ricevuto sul costo delle consulenze legali, di circa 860mila euro, determinato dall’enorme contenzioso con il personale il cui valore si aggira intorno ai due milioni e mezzo di euro. A cui si aggiunge la gravissima assenza di trasparenza se si pensa agli affidamenti diretti in assenza di bandi di gara. Per non parlare dell’operazione contabile con la quale sono stati interamente stornati gli accantonamenti dal fondi rischi relativi al contenzioso con l’Agenzia delle Entrate che ha evitato all’Amiu di chiudere il bilancio 2011 di competenza con una passività ben più copiosa di quella degli anni passati. Il sindaco Stefàno che fa? – ha attaccato Giampaolo Vietri – Proroga il presidente uscente che ha fatto registrare un passivo di bilancio nel 2008 di 719.848 euro; nel 2009 di 3.621.191 euro e nel 2010 di 3.848.752 euro, dimostrando di non conoscere l’articolo 1 comma 734 della legge 296/06 che vieta la nomina ad amministratore di azienda pubblica, o società a totale o parziale capitale pubblico, di chi, avendo ricoperto nei cinque anni precedenti incarichi analoghi, abbia chiuso in perdita tre esercizi consecutivi».

I consiglieri comunali del Pdl hanno parlato anche di presunta “nullità degli atti”. «Il cda dell’Amiu, in scadenza come da statuto aziendale il 30 novembre 2010, ai sensi della legge 444/94, poteva beneficiare di una proroga di soli 45 giorni. In violazione a tale norme il sindaco, invece, ha lasciato in carica il Cda con la giustificazione che si sarebbe dovuto approvare il bilancio consuntivo 2010, nonostante per questo sia stato approvato solo il 30 aprile 2011, il socio unico nulla ha fatto per predisporre il bando pubblico per l’individuazione dei nuovi amministratori fin o ad agosto 2012. L’articolo 6 della legge 444/94 prevede che decorso il termine massimo di proroga, ovvero i 45 giorni consentiti, senza che si sia provveduto alla ricostituzione del cda, l’organo amministrativo decade e tutti gli atti adottati successivamente sono nulli». Quindi il rischio derivante dai debiti accumulati con l’Inpdap.

«Risulta particolarmente grave il debito verso gli istituti di previdenza poiché, siamo convinti, che a breve verrà notificata la cartella con la richiesta di pagamento dei 21 milioni di contributi non versati. Cartella che se non sarà onorata entro i trenta giorni verrà affidata ad un’agenzia di riscossione».

Ad ogni modo, Vietri e Cannone si batteranno affinché l’azienda resti pubblica.

«In merito ad ipotesi di privatizzazione riteniamo che l’azienda debba restare pubblica; sia per garantire le attuali condizioni di lavoro, evitando che la nuova proprietà riveda i contratti riducendo le ore di lavoro ai dipendenti, sia per evitare che il rapporto con il cittadino utente diventi marginale cosa che, oggi, viene lamentata in quei comuni dove tali aziende sono state privatizzate».

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