11 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Maggio 2021 alle 21:25:15

Cronaca

Covid, Sindacato polizia penitenziaria: “carceri pugliesi abbandonate”


Il 21 Marzo u.s.  il SAPPE – sindacato autonomo polizia penitenziaria- anche sull’onda delle  proteste dei detenuti che reclamavano più sicurezza sanitaria,  scrisse a tutti i responsabili delle ASL  della Regione, compreso il consigliere Mennea che aveva la delega alla protezioni civile,  per chiedere che ci fosse più attenzione per le carceri,  poiché in caso di focolai o di casi  positivi sarebbe potuto accadere di tutto.                                                                                                                                                                                                                                     In tale missiva,  si specificava  che    la  polizia penitenziaria nell’espletamento del proprio servizio  era  impossibilitata  a rispettare la  distanza sicurezza  in violazione  di quanto previso dall’OMS, come pure non era in possesso di idonei DPI a tutela della salute degli stessi nonché della popolazione detenuta.                                                                                                  Proprio per questo in considerazione  della particolarità della comunità ristretta  nei cui confronti  era  necessario compiere  azioni quanto più tempestive possibili al fine  di evitare  la contaminazione e/o la trasmissione della pandemia in corso, si chiedeva  di valutare la possibilità di effettuare:

1.  Tampone nasofaringeo orofaringeo a tutti gli operatori della polizia penitenziaria  ed a tutti gli operatori(sanitari e civili) che abbiano contatto giornaliero con la popolazione detenuta;

2.  Tampone nasofaringeo orofaringeo a tutti gli operatori della polizia penitenziaria  e da tutti gli operatori(sanitari e civili) che abbiano contatto giornaliero i detenuti e test rapidi come  l“’Antibody Determination kit” o comunque altri test rapidi autorizzati per lo screening del coronavirus, al fine di campagne di massa.

 

La lettera si concludeva evidenziando l’importanza e l’urgenza  di tale richiesta, avanzata  proprio per evitare che nelle carceri pugliesi possano  spuntare focolai che diventerebbero poi  impossibile da gestire,  da un punto di vista sanitario nonché   di sicurezza  per gli operatori penitenziari, con seri problemi di ordine e sicurezza pubblica per le città che ospitano un carcere, vedi quanto accaduto in data 8 e 9 Marzo u.s.

A questo accorato  appello nessun Ente ha inteso rispondere,  e questo la dice lunga sulla lungimiranza  di chi gestisce l’emergenza sanitaria  in Puglia che, pensa che le questioni carcerarie non sono di loro competenza.

Abbiamo notizia che in altre Regioni  (vedi la Toscana e la Campania per  ultime,) i  loro Presidenti con grande senso di responsabilità,  avrebbero  disposto  l’effettuazione di tamponi  rapidi per verificare la positività.

In Campania 4000  appartenenti alla polizia penitenziaria  e circa 8000,  faranno il test, grazie anche ad un preciso protocollo tra il responsabile regionale delle carceri , le Asl e la Regione.

In Puglia invece nessuna concreta misura è stata attuata per preservare le carceri da eventuali contagi, se non la dotazione ai poliziotti di mascherine  “carta igienica” o misurazione della febbre all’ingresso delle carceri,  da parte di poliziotti che non sono stati adeguatamente  formati .

Che l’interesse per quello che avviene nelle carceri è quasi a zero, lo dimostra anche quanto accaduto a Lecce ove 15 poliziotti a cui è stato fatto il tampone il giorno 19 marzo con 6 giorni di ritardo all’individuazione di una detenuta affetta da coronavirus, sono rientrati in servizio alla fine di Marzo senza aver avuto alcun esito di questi tamponi.

A  questo punto si reitera la richiesta urgente di sottoporre ad uno screening d massa  sia detenuti che poliziotti , poiché come si diceva prima l’esplosione di un focolaio creerebbe danni inimmaginabili.

Se le autorità preposte continueranno a nicchiare potranno solo fare affidamento sulla loro buona stella, poiché in caso di contagio nelle carceri pugliesi di poliziotti e detenuti, saranno ritenuti responsabili di tutto quello che ciò provocherà, comprese le denunce alla magistratura per violazioni delle norme in materia di prevenzione del contagio da coronavirus in vigore.

“Questi signori-conclude il Sindacato- stanno scherzando con il fuoco   e non sanno che,  oltrechè bruciarsi,  potrebbero contribuire a scatenare l’ inferno”.

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