06 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

Cronaca

Ilva, crolla una pensilina di 30 metri. Tragedia sfiorata


Il giorno più lungo, per l’Ilva di Taranto, si apre con l’immagine di una enorme struttura in cemento armato che crolla, ed il pensiero a una strage per fortuna solo sfiorata.

Una pensilina in ferro e cemento di una trentina di metri di lunghezza e dieci di larghezza, adiacente una palazzina adibita a laboratori, vetreria e falegnameria, ha ceduto nella notte, all’interno dello stabilimento, per cause in corso di accertamento.

Nella struttura, vuota al momento dell’incidente, sono impegnati abitualmente oltre 350 operai nel turno del mattino. I dipendenti questa mattina sono stati mandati a casa in attesa di accertare le cause del crollo e l’agibilità della zona.

La palazzina interessata dall’incidente si trova nelle vicinanze del reparto manutenzioni Mua Officine generali e a 500 metri di distanza circa dalla direzione generale.

Facile immaginare lo stato d’animo dei lavoratori. «Se fosse successo in un altro momento, con gli operai là vicino, sarebbe stato un cimitero. Proprio oggi, quando aspettiamo che la Corte Costituzionale decida del futuro» non fa giri di parole Vincenzo Castronuovo (Fim Cisl). Il crollo della pensilina – che gli stessi sindacati ricordano essere stata danneggiata dal tornado del 28 novembre scorso – potrebbe essere stato agevolato dalle infiltrazioni di acqua dovute alle piogge dei giorni scorsi.

In mattinata, l’azienda ha fornito la sua versione: “Ilva comunica che la scorsa notte, intono alle 23:30 circa, presso l’edificio ex magazzino generale si è verificato il cedimento, con conseguente caduta, di un tratto di pensilina esterna in cemento armato. L’incidente non ha causato danni alle persone e non si è verificato alcun crollo di luoghi che ospitano postazioni di lavoro (laboratori) come erroneamente riportato da alcuni organi d’informazione. L’intera area è stata immediatamente messa in sicurezza. Attualmente sono in corso verifiche e controlli per determinare le cause dell’accaduto”.

Il clima d’attesa che si respira in fabbrica per le decisioni della Corte Costituzionale si carica d’angoscia, con la sensazione – anche visiva, adesso – dell’incertezza per il futuro. Ora parola ai giudici costituzionali.

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