20 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 20 Ottobre 2020 alle 06:40:48

Cronaca News

Saremo più buoni, speriamo diversi

Come cambieremo: una riflessione

Taranto ai tempi del coronavirus
Taranto ai tempi del coronavirus

Caro Direttore,

ho letto con viva partecipazione l’acuto intervento dell’editore, professore Piero Massafra su “Taranto Buonasera” del 7 aprile u.s dal titolo: “Parola d’ordine: saremo tutti più buoni?”

Titolo augurale al quale, da parte mia, aggiungerei anche, e final­mente, in una società diversa per costume morale ed ordine delle cose.

Storicamente, dopo le grandi sventure naturali o dopo le fratri­cide guerre un vento nuovo, rin­novatore e purificatore, si abbat­te e spazza, prima o dopo, tutto quanto è vecchio a tal punto che cambia uomini, pensieri e meto­do di vita; e porta via malcostu­me, corruzione, incultura, crimi­nalità e uomini politici incapaci più vecchi della loro stessa età.

Piero Massafra, caro Direttore, nel suo successivo intervento, come è suo genetico costume, alla maniera di Orazio, poeta grandissimo e quasi nostro con­terraneo, da uomo di Cultura vera, e quindi libero, ha scritto verità di fatti che sono accaduti in tanti anni, di potere politico opportunistico e, a volte, quel po­tere non legittimato dal popolo e che ha creato in esso illusioni e delusioni ed indifferenza verso la politica come rifiuto ad una de­mocratica volontà di partecipa­zione: parlo dell’astensionismo, tabe dello stesso democratico sentimento quando la volontà del popolo cozza contro l’astrat­to opportunismo, nel corso degli anni, di non pochi politici.

Il professor Massafra scrive: “baci ed abbracci dati da “vol­poni”! Che vorrebbero le masse buone e devote verso certi gover­nanti politici e verso governatori burocratici. Donde nasce nell’o­pinione popolare, come egli scri­ve, “Mò ti fotto io”.

E allora torna in lui, quell’Orazio che scrisse: “quid me vetat ri­dendo dicere verum?” “Cosa mi vieta sorridendo (ma che amaro sorriso) di dire la verità?”

Non dimentichiamo che abbia­mo spesso dimenticato di profe­rire la parola patria sostituendola con quella di “Paese” proprio in quella parte dell’Europa ove ci sono Stati che si considerano na­zioni rispetto alla “democratica” Italia.

Ma più di questa osservazione oggi rileviamo che l’Europa ha fratture ideologiche e politiche, governata, fondamentalmente, da quella Germania che già Tacito, nella sua opera “Germania” (cap. 30, 2) aveva scritto che spesso la loro gens ripone più fiducia “in duce quam in exercitum” cioè hanno più fiducia in un loro capo che nel loro stesso esercito.

È un’Europa che ha diviso i cam­pi del suo interesse personale ed il suo economico privilegio in Stati del Nord e Stati del Sud considerando i primi virtuosi e gli altri depressi.

Non è questa l’Europa voluta dai fondatori tra i quali il nostro grande De Gasperi ma nel tempo è prevalso un pretestuoso quanto ipocrita sviluppo di particolari interessi nazionali, soprattutto in quegli Stati economicamente più forti su quelli più deboli.

Una frattura storica dell’intera struttura.

Ma c’è, verso la fine dell’inter­vento del professor Massafra, qualcosa che egli chiama “due pensierini” che sono punti car­dinali dell’intera visione politica italiana.

Il primo riguarda la nostra Co­stituzione ché, cambiati uomini e tempi, necessita di modifica per essere al passo con le esigenze sociali e politiche nate dalla stes­sa mutazione storica degli eventi.

D’altra parte è possibile ancora consentire che un politico entri giovanissimo in parlamento e vi rimanga fino ai 90 anni?! Un as­surdo legittimato da una desueta “vis elegendi” costituzionale.

Il ricambio politico, già per gli antichi greci non andava oltre un paio di votazioni popolari.

Si eliminerebbero, pertanto, pri­vilegi di casta e gloriuzza di ono­rabilità.

L’altro “pensierino” parte dal verso 61 dei “Sepolcri” del Foscolo“dal dì che nozze, tribu­nali ed are” furono strutture di altissima moralità, valori altis­simi esistenziali, grande fu la ci­viltà dei popoli e degli Stati.

Ed oggi? La vita coniugale è so­vente campo compromesso nei suoi doveri sociali e divini, la giustizia ha i suoi punti doloro­samente lenti nell’operare, men­tre si è diffusa quella ciceroniana “opinio vulgi” che sovente è poli­ticizzata; e le “are”, cioè gli alta­ri, non hanno più quella Fede che rende l’uomo di fronte a Dio e ai suoi fratelli confortevole com­pagno e sodale dei mali e delle iniquità della vita.

Caro Direttore, o dopo questo diluvio realizziamo una sana de­mocrazia e togliamoci di mezzo ogni potere di casta o oligarchi­co o non saremo né buoni in una società che vuole e deve essere diversa e solidale.

L’intervento del professor Mas­safra è la voce di un intellet­tuale profondo, italiano verso i tanti onesti e laboriosi italiani che sperano che tornino quelle foscoliane nozze e tribunali ed are; e che tornino, dopo la bu­fera naturale, al loro “ufficio” di superiore dignità in una società politicamente, burocraticamente e umanamente rinnovata.

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