25 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Ottobre 2021 alle 22:59:00

Cronaca

La Procura generale manda gli ispettori


La notizia circola con sempre più insistenza, nel giorno in cui il tribunale di Taranto è preso d’assalto dai media nazionali per le battute decisive del ‘caso Scazzi’: gli ispettori della Procura Generale della Corte di Cassazione a Palazzo di Giustizia, per una missione all’insegna della massima riservatezza.

Proprio il doveroso riserbo rende difficile inquadrare la presenza degli “007” della suprema corte a Taranto. 

Una visita finalizzata a acquisire informazioni che secondo indiscrezioni potrebbe essere collegata alla vicenda dell’estromissione del presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, dal pool di custodi giudiziari dello stabilimento siderurgico tarantino.

Dal 26 luglio, come è noto, la grande fabbrica dell’acciaio è formalmente sotto sequestro, anche se i sigilli sono rimasti di fatto nella ‘fase virtuale’ e poi neutralizzati dal contestato decreto, poi diventato legge, recentemente passato al vaglio e promosso dalla Corte Costituzionale.

All’interno della complessa partita giudiziaria sul sequestro – senza precedenti nella storia del Paese – si inserì il cosiddetto caso Ferrante. Insieme agli ingegneri Valenzano, Laterza e Lofrumento venne nominato come custode ‘delegato’ agli aspetti squisitamente economici l’allora presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Taranto, Mario Tagarelli. Quest’ultimo venne poi sostituito dal presidente dell’azienda, Ferrante appunto, con una decisione a cui seguì però un atto del gip Patrizia Todisco per un ‘conflitto d’interesse’ dell’ex prefetto di Milano, scelto dai Riva come primo presidente estraneo alla famiglia.

Sulla vicenda si alternarono Procura, Gip, Riesame e la stessa Cassazione, alla cui Procura Generale si rivolse proprio Ferrante, il quale recentemente ha anche bussato alla porta dei magistrati della Procura di Potenza, competente nel caso, per chiedere di verificare la correttezza dell’operato dei giudici tarantini.

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