Cronaca

Ambiente Svenduto, tremano alla Regione


TARANTO – Chiuso il capitolo Consulta, archiviato il referendum, il caso Ilva non è chiuso.

E, anzi, l’inchiesta Ambiente Svenduto, quella sui rapporti ‘inquinati’ tra proprietà e management dell’azienda con politici e amministratori – controllati e controllori – si avvia a nuovi picchi.

Gli accertamenti della Guardia di Finanza sui controlli (effettuati?, e come?) finalizzati rispetto dei vari accordi siglati nel corso degli anni per abbattere l’inquinamento fanno tremare più di qualcuno. I riflettori, in particolare, sarebbero accesi sulla Regione Puglia, ente-guida sul fronte di protocolli d’intesa e affini.

Più di un interrogatorio tra inquirenti e persone informate sui fatti è già andato in scena, con pagine e pagine di verbali che sono andati ad integrare il corposo faldone all’attenzione del pool di inquirenti guidato dal procuratore capo Franco Sebastio. Funzionari ed amministratori di via Capruzzi avrebbero dovuto verificare il rispetto dei patti, previsti negli accordi di programma che di volta in volta hanno caratterizzato il rapporto Ilva-Regione: si punta a capire se lo abbiano davvero fatto, in che modo e se l’alternarsi di summit, ‘tavoli’ e simili sia stato parte di una strategia del rinvio funzionale agli interessi aziendali, e non del territorio che vive accanto alle ciminiere.

“La Regione Puglia, invece di imporre misure urgenti atte a monitorare in continuo le emissioni dell’Ilva, di concerto con i suoi vertici cercava di ricorrere ad escamotage quali l’attivazione di tavoli tecnici al fine di far guadagnare tempo all’industria nella realizzazione delle strutture di monitoraggio in continuo delle emissioni e, dall’altra parte, consentire alla stessa Regione Puglia di non apparire inoperosa sul fronte ambientale agli occhi dell’opinione pubblica”: passaggi di un’informativa della Guardia di Finanza, a cui si cercano riscontri, dopo il terremoto giudiziario del novembre scorso, con la raffica di arresti tra i quali quello dell’ex pierre dell’Ilva, Girolamo Archinà, e l’ex assessore provinciale all’Ambiente, Conserva, del Partito Democratico.

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