05 Dicembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 05 Dicembre 2020 alle 16:02:00

Cronaca

“Manduria Migliore” su linee guida Inail

Spiaggia
Spiaggia

È recentissima la pubblicazione delle linee guida per il settore Balneazione e Ristorazione di INAIL relativa ai protocolli obbligatori a cui dovranno adeguarsi tutti gli enti gestori per poter “riaprire” a norma di legge in questa famigerata Fase 2.
Per fare alcuni esempi INAIL impone ai ristoratori di aumentare lo spazio destinato ad ogni cliente dagli attuali 1,2 mq a 4 mq, con la prevedibile conseguenza di ridurre radicalmente la capienza potenziale di ogni esercizio, al quale si potrebbe accedere comunque solo con prenotazione obbligatoria.
Prenotazione obbligatoria prevista anche per gli stabilimenti balneari, nei quali dovrà essere previsto uno spazio tra le file di ombrelloni di 5 metri ed una distanza tra un ombrellone e l’altro nella stessa fila di non meno di 4,5 metri. Palese che anche in questo caso si produrrà come effetto principale la drastica riduzione dei posti disponibili, con immediato effetto negativo anche sui bilanci di questa categoria imprenditoriale.
INAIL non si ferma qui comunque e, pur sancendo che per le spiagge libere “dovranno essere localmente definite puntualmente le modalità di accesso e di fruizione, individuando quelle più idonee ed efficaci” detta specifiche regole a cui dovranno attenersi queste “decisioni locali”. Lo spazio tra gli ombrelloni dovrà essere ad esempio preventivamente stabilito e delimitato, anche con l’uso di nastri (?!?) basandosi sulle già descritte regole previste per gli stabilimenti balneari. Si legge poi ancora “Deve essere garantita vigilanza sulle norme di distanziamento sociale dei bambini in tutte le circostanze”, norma che di fatto pone una sostanziale impossibilità di recarsi al mare a tutte le famiglie con figli piccoli. “È opportuno, ove possibile” conclude il documento “affidare la gestione di tali spiagge ad enti/soggetti che possono utilizzare personale adeguatamente formato, valutando altresì la possibilità di coinvolgimento di associazioni di volontariato, soggetti del terzo settore, etc., anche al fine di informare gli utenti sui comportamenti da seguire”, che significherebbe sostanzialmente tramutare le spiagge libere in private oppure rivolgersi al volontariato per un ruolo ingrato e di fatto quasi impossibile da sostenere (cosa questa che, al di là di tutto, non dovrebbe in effetti meravigliarci). Molto più opportuno sarebbe utilizzare i soggetti sottoposti a misure di sostegno al reddito, ove compatibili per età e capacità lavorativa.
In base a quanto sommariamente esposto riteniamo davvero poco realistico “consentire” le aperture di attività e servizi pubblici se poi le modalità di gestione rendono, di fatto, antieconomica o addirittura non realizzabile la gestione stessa. Siamo consci del fatto che ci troviamo di fronte ad un’emergenza macroscopica e del tutto inaspettata, ma crediamo tuttavia sarebbe stato enormemente più onesto dire ai gestori di rimanere chiusi del tutto piuttosto che sottoporli a norme complicatissime ed in larga parte inapplicabili. La concessa riapertura non può e non deve essere una scusa per ripristinare una tassazione esagerata già prima dell’emergenza e diventata ora semplicemente impossibile da sostenere.
È ovviamente necessario anche che, in questo procedimento di identificazione delle soluzioni più appropriate per ottemperare alle linee guida, ciascun Comune si faccia parte attiva e virtuosa in supporto agli operatori commerciali del luogo, dialogando quotidianamente con gli stessi e con i loro rappresentanti.
Occorre, oggi più di ieri, che lo Stato e tutte le sue Istituzioni ed Enti si pongano a servizio ed al fianco dei cittadini e delle imprese, garantendo sostegni economici certi, adeguati ed effettivi non solo per adattarsi alle linee guida, ma anche e soprattutto per ammortizzare le difficoltà che la pandemia impone, se davvero vogliamo credere che sia possibile uscire vivi, fisicamente ed economicamente, da questa crisi senza precedenti.

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