Cronaca

Ispra, la sede non c’è


TARANTO – “A seguito del riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale allo stabilimento Ilva di Taranto, l’Ispra, come da indicazioni espresse dal Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, riorganizza e potenzia le attività di supporto tecnico alla Commissione Aia e le attività istituzionali di controllo ambientale, con l’istituzione di un presidio che opererà anche presso gli uffici pubblici che si sono resi disponibili a Taranto. Il presidio garantirà il supporto alle attività istruttorie per il completamento dell’Aia, mettendo a disposizione risorse e competenze sulla base delle esigenze del presidio stesso. Tutte le unità dell’Istituto competenti in materia sono state chiamate a garantire il loro contributo”.

Così si legge, sul sito dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Ma il ‘presidio tarantino’ è rimasto sulla carta. Gli stessi referenti dell’Istituito infatti rispondono che “al momento” non è attivo alcun ufficio a Taranto. Un’incongruenza, su quella strada per il risanamento che dovrebbe passare proprio dall’applicazione rigorosa dell’Autorizzazione Integrata Ambientale da parte di tutti gli enti preposti, in particolare azienda e ministero. Che, è noto, ha già concesso le prime proproghe all’Ilva, dopo che delle ‘criticità’ erano state riscontrate dagli stessi tecnici Ispra e dal Garante, il magistrato in pensione Vitaliano Esposito, che ha tre sedi: una ministeriale, una “provvisoria” presso la Prefettura di Taranto ed una presso l’Ispra – di Roma, però. “L’Ispra” leggiamo sempre dal sito ufficiale “svolge le funzioni, con le inerenti risorse finanziarie, strumentali e di personale, dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici di cui all’articolo 38 del Decreto Legislativo n. 300 del 30 luglio 1999 e successive modificazioni, dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica di cui alla legge 11 febbraio 1992, n. 157 e successive modifi-cazioni, e dell’Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare di cui all’articolo 1-bis del decreto-legge 4 dicembre 1993, n.496, convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge 21 gennaio 1994, n. 61. E’ vigilato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare”. Insomma, una sorta di super-organismo di vigilanza che a Taranto sarebbe utilissimo, tanto da spingere il ministro Clini a sbilanciarsi su una sua attivazione nella nostra città, a stretto giro. Un impegno ancora non mantenuto.

Giovanni Di Meo

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