02 Dicembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 02 Dicembre 2020 alle 19:14:04

Cronaca

Infermiere di famiglia. Galante: “In Puglia lo chiedevamo da anni. Grazie al Governo la figura adesso è prevista in tutte le Regioni”


“Finalmente una norma nazionale omogenea per tutte le Regioni prevederà la figura dell’infermiere di famiglia o di comunità. Da anni in Regione chiediamo l’istituzione di questa figura, in modo da potenziare l’offerta dei servizi di assistenza territoriale e domiciliare. Abbiamo presentato emendamenti in legge di bilancio e mozioni e avuto incontri anche con l’assessore Leo, in modo da avviare i percorsi di formazione idonei. La scorsa estate sembrava che avessimo raggiunto l’obiettivo, invece si sono perse le tracce dell’assessorato, probabilmente per la contrarietà di Emiliano che ancora una volta ha dimostrato capacità di programmazione per il futuro pari a zero” Lo dichiara il consigliere del M5S Marco Galante.

L’infermiere di famiglia si occupa di assistenza in collaborazione con il medico di famiglia, operando in sinergia con quest’ultimo in una zona delimitata. In questo modo il malato viene assistito dall’infermiere direttamente presso il proprio domicilio, con una conseguente riduzione degli accessi al pronto soccorso e delle degenze ospedaliere, nonché un sicuro aumento dell’appropriatezza clinico organizzativa delle prestazioni sanitarie.

“Sono 9000 le assunzioni previste – continua Galante – in supporto alla gestione dei pazienti Covid -19 da una parte, ma anche per l’assistenza sempre necessaria a cronici e fragili non Covid. Se in Puglia ci si fosse attivati quando chiedevamo di farlo, a quest’ora avremmo avuto delle figure già formate e immediatamente operative. L’infermiere di famiglia/ comunità è già attivo in altre regioni come Friuli-Venezia Giulia e Toscana, dove già affianca i medici del territorio e altre Regioni hanno deliberato la sua in introduzione come il Piemonte, la Liguria, il Lazio. In questo modo è migliorata l’assistenza e sono diminuiti gli accessi impropri in ospedale, ottenendo una riduzione del 20% dei ‘codici bianchi’ al Pronto Soccorso, del 10% delle ospedalizzazioni e interventi più rapidi sul territorio. Ora serve un modello di assistenza in cui Governo e Regioni prevedano l’organizzazione omogenea sul territorio di queste nuove forze e definire come la figura di questi professionisti debba essere formata e riconosciuta. Tutte cose che si sarebbero potute fare per tempo se solo Emiliano avesse pensato un po’ più ai cittadini e un po’ meno a se stesso”.

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