24 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Ottobre 2021 alle 20:35:00

Cronaca

“Bonifiche? I fondi gestiti dai tarantini”


«Continueremo a considerare le imprese locali come i principali vettori di sviluppo. In questo senso deve essere Taranto a gestire i fondi per le bonifiche».

Dall’applicazione delle prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale alle vicende di natura giudiziaria e politica, riguardanti l’Ilva, che hanno tenuto banco negli ultimi mesi in riva allo Ionio.

Dopo la sentenza con la quale la Consulta ha dichiarato costituzionale la legge 231, il deludente risultato del referendum sulla chiusura totale o parziale del siderurgico (al voto meno di 34mila tarantini), ieri il parere del gip Patrizia Todisco che ha respinto la richiesta di dissequestro dei prodotti finiti, in attesa del dispositivo della sentenza emessa dalla Corte Costituzionale. Sulle diverse sfaccettature della vicenda abbiamo ascoltato il parere del presidente di Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo che, nel corso di una intervista, ha dato la chiave di lettura degli industriali tarantini in merito alle vicende che continuano a tenere con il fiato sospeso lavoratori ed ambientalisti.


Presidente, a suo parere, non sarebbe il momento di “deporre l’ascia di guerra” ora che tutti i processi (intesi come rete di azioni collegate fra loro) sembrano ormai compiuti?

«Dal momento in cui è arrivato Ferrante, tutti gli interventi sono stati indirizzati alla ricerca di un clima di distensione. Poi, abbiamo assistito ad una escalation giudiziaria che si è protratta sino ad oggi. Abbiamo il dovere, come comunità, di rispettare la legge 231. Per deporre le armi c’è tempo e modo».

Sarebbe il caso che Ferrante, in “segno di pace”, rinunciasse ad una eventuale richiesta di risarcimento danni per i coils sequestrati?
«Non mi sento di dire che il presidente Ferrante debba rinunciare. Ad ogni modo, aspettiamo ulteriori sviluppo della vicenda. E’ auspicabile, per il bene della comunità tarantina, che tutte le parti in causa facciano un esame di coscienza per utilizzare toni sereni e pacati nel portare avanti ognuno le proprie azioni».

L’unico punto fermo della vicenda sembra essere l’applicazione dell’Aia.
«Sono d’accordo. L’azienda ha il dovere di applicare le prescrizioni dell’Aia. Uno sforzo che riguarda in massima parte azienda, dirigenti e lavoratori ma anche gli Enti locali, i sindacati, la prefettura. Lo Stato, invece, per mano del ministro Clini, deve occuparsi delle bonifiche».

Gli ultimi episodi di cronaca (partenopea) costituiscono un campanello d’allarme nella gestione dei fondi per le bonifiche. Come bisogna muoversi per garantire il territorio e le sue imprese?
«A Roma c’è un tavolo ministeriale aperto su Taranto per la gestione delle bonifiche e del ristoro ambientale. Oltre ai baraccamenti cattolica ed alle altre opere demaniali acquisite dal Comune, a quel tavolo si può portare la volontà di far gestire quei fondi a Taranto. Noi abbiamo chiesto al presidente della Provincia Florido, nel corso una seduta della Consulta dello Sviluppo, di dotarci di una “struttura di missione” per permettere la gestione dei fondi su Taranto».

Una circostanza che garantirebbe ossigeno alle nostre imprese e quindi al territorio.
«Noi continuiamo a considerare le imprese locali come i principali vettori di sviluppo. Le grandi imprese che investono sul territorio devono puntare sulle imprese locali. Le Amministrazioni locali dovrebbero spingere aziende come l’Eni, la Cementir, o anche enti come l’Autorità portuale, a coinvolgere il più possibile le nostre imprese».

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