12 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Maggio 2021 alle 07:11:00

Cronaca

Avetrana, Ivano ora rischia il processo

Ivano Russo
Ivano Russo

Nella sentenza per l’omicidio di Sarah Scazzi, la Corte ha disposto la trasmissione di copia degli atti al procuratore della Repubblica nei confronti di Michele Misseri per verificare se esistano elementi per contestargli il reato di autocalunnia.

L’agricoltore da due anni si autoaccusa del delitto e della soppressione del cadavere, dopo aver accusato la figlia Sabrina. La Corte ha inoltre disposto la trasmissione alla Procura degli atti riguardanti sei testimoni del processo: Ivano Russo, Alessio Pisello, Anna Scredo, Giuseppe Olivieri, Anna Lucia Pichierri, e Giuseppe Serrano.

Nei loro confronti i pm avevano ipotizzato nella requisitoria il reato di falsa testimonianza. Anche Ivano, quindi, rischia il processo: l’uomo del mistero, l’oggetto del desiderio, conteso dalla due cugine e che sarebbe stato, secondo la versione della Procura ‘sposata’ dalla corte, la ‘causa’ del delitto.

“Non ci siamo guardate in faccia, le ho viste di spalla, Sabrina che piangeva mentre Cosima era come al solito senza espressione”. Così la mamma di Sarah Scazzi, Concetta Serrano, ha raccontato a Domenica Live su Canale 5 i minuti durante i quali è stata letta in Corte d’Assise a Taranto la sentenza di condanna all’ergastolo per sua sorella Cosima e sua nipote Sabrina.

“Loro non si sono girate – ha aggiunto – Misseri non lo ho guardato nemmeno, c’era tantissima gente”. Concetta ha poi ribadito di avere sperato nella sentenza di condanna ”perché – ha detto – dopo avere ucciso una bambina in modo così crudele, l’ergastolo è anche poco”. Dopo quasi cinque lunghissimi giorni trascorsi in una struttura della Marina Militare alle porte della città i giudici hanno emesso il proprio verdetto. Cosima e Sabrina, secondo la sentenza di primo grado, sono gli esecutori materiali del delitto, avvenuto il 26 agosto di tre anni fa nella villetta di via Grazia Deledda, ad Avetrana. Un delitto commesso per gelosia, seguendo l’impostazione dei pubblici ministeri, o forse perché a conoscenza di qualcosa che Sabrina e Cosima non volevano trapelasse. La figura di Michele Misseri è entrata in gioco più tardi, con Sarah già morta, facendosi aiutare dal fratello Carmine e dal nipote Cosimo Cosma.

«Perchè piangi? Tanto lo sapevamo»: così Cosima Serrano si è rivolta alla figlia, Sabrina Misseri, al rientro in cella nel carcere di Taranto dopo la sentenza della Corte di Assise che le ha condannate all’ergastolo per l’omicidio di Sarah Scazzi. Per tutto il tragitto dal Palazzo di giustizia alla casa circondariale, Sabrina ha continuato a piangere, sia pure in maniera contenuta, e ad asciugarsi le lacrime. Nessuna reazione emotiva avrebbe lasciato trasparire invece la madre Cosima. Le due donne dividono da qualche tempo la cella con una detenuta italiana. Le motivazioni della sentenza porteranno più chiarezza in due punti oscuri nella vicenda. Il movente, prima di tutto: la presunta gelosia di Sabrina nei confronti di Sarah, per via delle attenzioni che Ivano riservava alla ragazzina, non sarebbe emersa in maniera incontrovertibile nel corso delle 52 udienze. Testimonianze discordanti si sono avute anche sul presunto litigio della sera prima. E poi l’arma del delitto: una corda, forse, o una cintura. Insomma, c’è ancora tanto da dire, in questo giallo infinito.

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