Cronaca

Impatto Zero: “Aia Ilva, ecco tutti i ritardi”


Un progetto di copertura dei parchi minerali definito “lacunoso”. Ed una serie di inadempienze segnalate alle istituzioni, in testa il Garante per l’applicazione dell’Aia, Vitaliano Esposito.

E’ un autentico dossier quello preparato dall’associazione Impatto Zero, presieduta dall’avv. Raffaella Cavalchini, e dal consigliere comunale Dante Capriulo.

“Sull’applicazione dell’Aia, e sui comportamenti dell’Ilva, noi saremo degli autentici mastini. L’azienda deve essere corretta, le istituzioni – compreso il Comune – devono essere inflessibili, ed attentissimi”.

“Con l’accesso agli atti ci è stato possibile scorrere l’istanza per il permesso a costruire la copertura dei parchi presentata da Ilva al Comune di Taranto e rilevare tante anomalie” si legge nel dossier. “Ilva aveva scritto di avere affidato alla società Paul Wurth le attività prescritte di copertura delle aree di stoccaggio delle materie prime, agglomerato, coke e loppa. Non v’è traccia della Paul Wurth e il progettista è un giovane professionista locale di cui non sono note importanti precedenti esperienze di impiantista e strutturista. Sfogliando il progetto si ricava l’impressione di un agglomerato di idee progettuali, comunque ricavate, utili per orientare un progetto ma lontane dal configurare un progetto da costruire. Si afferma (impropriamente?) che non esistono vincoli urbanistici da rispettare. Non v’è traccia di procedure in materia di bonifiche e di protezione dell’area. Sono presentate immagini di ‘Hangar per dirigibili’, ‘Capannone della Fiera di Roma, progetto Majo-wiecki’, ‘copertura della piazza del Museo di arte moderna di Trento’, descrizione in inglese di depositi di carbone in North China ed altro. Si avverte che è stato assegnato l’ordine solo per le verifiche geotecniche (e non anche per le geologiche): è ardito quindi presentare il progetto ‘per costruire’ prima delle verifiche dato che si opera in un’area sotto la quale c’è la falda acquifera”.

Ma non c’è solo il capitolo relativo ai parchi. “Nelle prescrizioni nr. 5 e 6 dell’Aia si dispongono immediati interventi risolutivi sugli impianti marittimi come definiti nella BAT n. 11. Si apprende invece che la copertura dei nastri trasportatori slitta di anni e che si considera già risolto il problema della polverosità negli impianti marittimi. Gli ispettori dell’Ispra hanno accertato ‘l’assenza di pendolamenti e di errate aperture e chiusure delle benne, la nebulizzazione nella tramoggia nastri dello scaricatore, l’assenza di polverosità visibile’. Nulla hanno obiettato all’Ilva che ha affermato di avere risolto tutta la problematica degli scaricatori di banchina con la modifica degli schemi elettrici ed elettronici dei comandi esistenti. Al di là di ciò che hanno rilevato i tecnici Ispra nel corso di una visita ispettiva ‘preannunciata’ e di pochi minuti, in realtà nulla è cambiato sulla invivibilità della zona, priva di misurazioni reali”.

“Noi contiamo anche su associati tecnici con esperienze variegate e attenti non solo ai fatti ambientali, per cui formulando osservazioni e proposte tecniche teniamo conto anche dell’economia” spiega l’avv. Cavalchini. “Un investimento sbagliato è uno spreco di risorse, come appare il caso della copertura parziale dei parchi in cui sono sottovalutati gli extra costi di manutenzione di strutture e macchine all’interno dei capannoni”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche