11 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Maggio 2021 alle 21:25:15

Cronaca

Straordinario, la rivolta degli ausiliari


TARANTO – «Siamo stufi di passare da una azienda all’altra che ci tiene con stipendi da fame, taglia gli straordinari e li usa come arma di ricatto quando protestiamo. Ci ritengono produttivi solo in base alla quantità dei verbali emessi, ci strizzano come limoni e piangono sempre per gli incassi esigui».

Un disagio covato da tempo e, come spesso avviene, esploso con una semplice raccolta di firme tra colleghi. Sessantaquattro, le firme apposte accanto ai nominativi degli ausiliari del traffico. Gli spazi bianchi si contano sulle dita di una mano. Le loro rivendicazioni messe nero su bianco in un documento, protocollato sia al Comune che all’Amat (che gestisce il servizio, ndr) lo scorso 17 aprile.

A distanza di poco meno di una settimana, però, ancora nessuna risposta. Eppure la loro richiesta è semplice ed è indirizzata al presidente dell’Amat Poggi ed al sindaco Stefàno: «Perché non prendete in considerazione la proposta di farci diventare dipendenti comunali?». Ma procediamo per ordine.

«Fino a qualche mese fa avevamo un ufficio preposto per l’espletamento delle funzioni amministrative – dicono gli ausiliari. Tali funzioni sono regolate da “ordini di servizio” che, se disattesi, danno seguito, da parte dell’azienda, a lettere di contestazione ed eventualmente a provvedimenti disciplinari; inoltre, a nostra disposizione avevamo “rilevatori di presenza” che ci consentivano di effettuare regolarmente e costantemente le “timbrature”, ma da quando l’azienda ha deciso e imposto la nuova organizzazione in “macroaree”, è quasi impossibile rispettare gli stessi ordini dell’azienda. Infatti – dicono i lavoratori – la consegna dei verbali, a volte, è stata fatta anche dopo 10 giorni (contro le 48 ore imposte) e siamo stati costretti a prestare servizio senza il materiale (blocchi di annotazione di accertamento e blocchetti di avviso di osservazione…).

L’azienda si è organizzata per “disorganizzare” il lavoro. Si evidenzia un chiaro e sempre più crescente disinteresse per la nostra categoria che va dalla mancata riqualificazione del personale; al ritardo nel riconoscerci il parametro giusto; alla disparità di orari di lavoro, pur svolgendo le stesse mansioni (creando lavoratori di serie “A” e “C”) con trattamenti differenti a seconda dell’orario di lavoro. Alcuni dei nostri colleghi del settore amministrativo, sono stati presi e sbattuti fuori dagli uffici e mandati in giro a pedinarci per sorvegliare le nostre mosse. Da parte dell’azienda non c’è mai stato il tentativo di creare una sana e costante collaborazione con il Comando di Polizia Municipale, unico corpo titolato alla verifica e controllo del nostro operato».

Quindi la richiesta mirata a prendere visione dei bilanci. «Non c’è volontà da parte vostra di cercare di risolvere le problematiche della nostra categoria. Ci prendete anche in giro, promettendo che con il passaggio di alcuni di noi al trasporto pubblico locale, le ore di questi colleghi sarebbero state ripartite tra il restante personale della sosta, senza poi effettivamente darcele, perchè vi siete fatti scudo di una postilla sull’accordo: “se fossero aumentati gli incassi”. In merito a questo ci farebbe piacere, per trasparenza, vedere i bilanci di tutti questi anni (soprattutto le voci riguardanti incassi di parcometri, prepagati e abbonamenti) e sapere quanto realmente l’Amat dà al Comune (comprese le sanzioni che riempiono le casse comunali) tenendo conto che paragone non può essere fatto tra introiti di quest’ultimo anno e quelli precedenti, visto che parecchie unità sono venute a mancare per la formazione ad autisti e che parecchi stalli di sosta sono stati tolti nel Borgo».

Quindi, i lavoratori, si rivolgono al sindaco. «Entrando in Amat abbiamo perso anzianità di servizio. L’azienda lamenta che gli incassi vengano in gran parte devoluti al Comune. Per questo ci rivolgiamo a lei, sindaco, e le chiediamo, perchè non prendete in considerazione la proposta di farci diventare dipendenti comunali? Siamo comunque aperti al dialogo – si conclude la missiva – e coscienti del periodo economicamente critico che stiamo attraversando, purché si risolva una volta per tutte la nostra, ormai da troppo tempo, disagiata condizione».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche